Carcinoma uroteliale
I tumori uroteliali rappresentano la principale forma tumorale di tutta la via escretrice urinaria, dalla pelvi renale all’uretra. I più frequenti, in termini di incidenza, sono quelli originati dalla vescica1. Si distinguono forme superficiali e forme infiltranti, quando è interessata la tonaca muscolare del viscere1.
I fattori di rischio con ruolo definito sono il fumo di tabacco (in assoluto il più importante) e l’esposizione lavorativa ad amine aromatiche, quest’ultima responsabile di circa il 25% dei casi1.
Il segno clinico più frequente, e più spesso primo campanello d’allarme che avvia l’iter diagnostico, è rappresentato dall’ematuria1. Non esistono ad oggi interventi di screening approvati in Italia.
Il tumore della vescica rappresenta la quarta neoplasia più frequente negli uomini (12% di tutti i tumori) e la quinta nella popolazione totale (8%).
Nelle donne l’incidenza è sensibilmente più bassa2. La fascia di età più colpita è oltre i 70 anni. Il trend di incidenza in Italia é in diminuzione negli uomini, circa un punto percentuale all’anno. Nel corso del 2017 si sono registrati 27.000 nuovi casi2, la grande maggioranza dei quali diagnosticati in stadio superficiale (70%). Tuttavia, la malattia progredisce a stadio infiltrante in un’alta percentuale di casi2.
La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta attorno all’80%, è più alta nei giovani e più bassa negli anziani2. Il dato di mortalità giustifica i 277.000 casi prevalenti stimati in Italia1.

I fattori di rischio a cui vengono attribuiti la maggior parte dei casi sono:
- fumo di sigaretta: rappresenta il fattore più importante nell’eziopatogenesi del tumore della vescica e delle alte vie escretrici, per cui è stata dimostrata una condizione di causa-effetto. È responsabile dei 2/3 dei casi maschili. Il rischio di sviluppo di neoplasia nei fumatori è triplicato2
- esposizione a coloranti derivati dall’anilina e ad amine aromatiche. Le sostanze implicate sono comunque numerose e circa il 25% dei casi sono attribuibili ad esposizione lavorativa2;
- esposizione a composti derivati dell’arsenico;
- infezione da Schistosoma Haematobium: parassitosi in zone endemiche, responsabile di istotipi di patologia meno frequenti come l’adenocarcinoma o il carcinoma squamoso1;
- caffè, caffeina e dolcificanti: ruolo meno probabile1.
Non esistono sintomi o segni specifici delle neoplasie uroteliali.
Il principale, e nella maggior parte dei casi l’unico segno iniziale di queste neoplasie, è rappresentato dalla macroematuria. Anche se l’ematuria può essere correlata alle più frequenti infezioni delle vie urinarie, la persistenza di ematuria in soggetti a rischio (ad esempio fumatori o lavoratori con esposizione professionale a sostanze cancerogene) non deve essere sottovalutata, ma indagata ulteriormente con un esame citologico delle urine e/o cistoscopia1.
La presenza di algie pelviche e idroureteronefrosi sono segni di malattia localmente avanzata.
La diagnosi si basa principalmente sull’esecuzione di3:
- esame citologico del sedimento urinario su 3 campioni: per rilevare la presenza di cellule atipiche o cancerose;
- cistoscopia: con visualizzazione della cavità vescicale e possibilità di procedure interventistiche.
In aggiunta, per una definizione morfologica:
- ecografia dell’addome per la visualizzazione delle vie escretrici urinarie;
- uro-TC.
I programmi di screening suggeriti per popolazione ad alto rischio, come i fumatori e i lavoratori con rischio di esposizione ambientale/professionale, non hanno ad oggi dimostrato benefici (2). Recentemente, è stato valutato l’utilizzo di microRNA circolanti nel plasma e nelle urine come marcatore di forme iniziali non invasive: i risultati sono stati incoraggianti, suggerendo un potenziale sviluppo della metodica in futuro2.
- I numeri del cancro in Italia, rapporto AIOM-AIRTUM 2019
- Linee Guida AIOM Tumori dell’Urotelio, edizione 2018
- Website AIRC, Tumore della vescica
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