NMIBC: nessuna differenza di genere negli esiti dopo chemioterapia intravescicale citostatica

Laila Schneidewind e colleghi hanno condotto una revisione sistematica con meta-analisi per valutare se esistano differenze di genere negli esiti dei pazienti con carcinoma uroteliale della vescica non muscolo-invasivo (NMIBC, Non-Muscle Invasive Bladder Cancer) trattati con chemioterapia intravescicale citostatica.

Il NMIBC rappresenta circa il 75% dei tumori della vescica ed è caratterizzato da una malattia confinata alla mucosa o alla sottomucosa (stadi Ta, CIS o T1). Nonostante la prognosi generalmente favorevole, questi pazienti presentano un rischio rilevante di recidiva e progressione, che richiede un follow-up prolungato e trattamenti intravescicali adiuvanti. Alcuni studi hanno suggerito possibili differenze di genere nella risposta alle terapie del carcinoma uroteliale, ma i dati disponibili sono ancora inconcludenti.

L’obiettivo primario della meta-analisi era quindi valutare le differenze tra uomini e donne negli esiti clinici principali:

Come obiettivi secondari sono stati considerati eventi avversi e qualità della vita (QoL).

Seguendo le linee guida PRISMA, gli autori hanno effettuato una ricerca sistematica nei database MEDLINE, Embase e Cochrane Library includendo studi pubblicati tra il 1976 e il 2024, senza restrizioni di lingua, area geografica o tipo di pubblicazione.

Sono stati inclusi 12 studi, per un totale di 1.527 pazienti, principalmente con carcinoma uroteliale non muscolo-invasivo trattati con chemioterapia intravescicale citostatica (soprattutto epirubicina o mitomicina). Gli esiti sono stati analizzati mediante modelli a effetti casuali, considerando il genere come principale variabile di interesse. Il rischio di bias è stato valutato utilizzando gli strumenti ROBINS-I o RoB2, a seconda del disegno dello studio.

L’analisi aggregata non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra uomini e donne nella sopravvivenza libera da recidiva (HR = 1,0625; IC 95% 0,8094–1,0526) né nella sopravvivenza libera da progressione (HR = 1,0861; IC 95% 0,7038–1,6760). I dati disponibili sulla sopravvivenza specifica per il cancro e sulla sopravvivenza globale sono risultati troppo limitati per trarre conclusioni affidabili.

In due studi il genere è stato analizzato come potenziale fattore di rischio per recidiva o progressione della malattia mediante regressione univariata o multivariata, ma non è emersa un’associazione significativa.

Per quanto riguarda gli esiti secondari, gli studi inclusi non riportavano dati stratificati per genere sugli eventi avversi o sugli indicatori di qualità della vita, rendendo impossibile una valutazione comparativa tra uomini e donne.

Gli autori concludono che, sulla base delle evidenze disponibili, non emergono differenze significative tra uomini e donne negli esiti del NMIBC trattato con chemioterapia intravescicale citostatica. Tuttavia, l’interpretazione dei risultati è limitata da diversi fattori, tra cui il numero relativamente ridotto di studi, la sottorappresentazione delle donne e la segnalazione incompleta di alcuni esiti clinici rilevanti.

Secondo gli autori, studi futuri dovrebbero includere analisi specifiche per genere e approfondire i possibili meccanismi molecolari e genetici alla base delle differenze di risposta terapeutica, con l’obiettivo di migliorare l’approccio di medicina di precisione e garantire un’assistenza oncologica più equa.

Fonte: J Cancer Res Clin Oncol. 2025.

https://doi.org/10.1007/s00432-025-06108-x

Potrebbe interessarti

Contenuti simili

I più visti