CEM: 9,3 tumori in più diagnosticati ogni 1.000 donne rispetto alla mammografia a bassa energia

La mammografia con mezzo di contrasto (CEM) aumenta significativamente l’identificazione dei tumori mammari nei percorsi di screening e sorveglianza rispetto alla mammografia a bassa energia. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 sul Journal of Breast Imaging, che ha valutato l’impiego della CEM nello screening, nello screening supplementare e nella sorveglianza delle donne con una precedente storia personale di carcinoma mammario.

La revisione ha incluso 14 studi nella sintesi finale, mentre 7 studi di screening e sorveglianza hanno contribuito alle diverse meta-analisi quantitative. Il confronto principale tra CEM e mammografia a bassa energia si è basato su 3 studi prospettici condotti nelle stesse popolazioni sottoposte a screening. La CEM ha permesso di identificare 9,3 tumori aggiuntivi ogni 1.000 donne esaminate rispetto alla mammografia a bassa energia (differenza di rischio, RD, +9,3 per 1.000; IC 95% 4,0-14,6; p < 0,01), senza eterogeneità osservata tra gli studi (I² = 0%).

Gli studi sono stati analizzati distinguendo tre diversi percorsi: confronto diretto tra CEM e mammografia a bassa energia, confronto tra CEM e risonanza magnetica (RM) mammaria e utilizzo della CEM come integrazione allo screening mammografico.

Tre studi hanno confrontato direttamente CEM e RM in contesti di screening. Nel complesso, la capacità di identificare tumori è risultata ampiamente comparabile in alcune popolazioni selezionate, anche se in alcuni studi la RM ha rilevato numericamente più neoplasie. Gli autori hanno scelto di non effettuare una meta-analisi quantitativa di questo confronto a causa dell’eterogeneità dei disegni, delle diverse popolazioni studiate e del numero limitato di eventi oncologici. Le evidenze disponibili non consentono quindi di concludere che la CEM sia equivalente o non inferiore alla RM.

L’aumento dell’identificazione dei tumori con la CEM è stato inoltre accompagnato da un incremento dei richiami e delle biopsie. Nei confronti diretti con la mammografia a bassa energia, i tassi di richiamo con CEM sono risultati compresi tra il 18,6% e il 18,7%, rispetto all’8,3%-10,3% con mammografia a bassa energia, mentre anche i tassi di biopsia sono risultati superiori. Questo aspetto rappresenta, secondo gli autori, un elemento da considerare nel bilancio tra maggiore capacità di identificazione e possibili conseguenze dello screening supplementare.

Nel complesso, la revisione mostra che la CEM aumenta l’identificazione dei tumori rispetto alla mammografia a bassa energia nei contesti di screening e sorveglianza. I dati disponibili suggeriscono inoltre che la CEM possa avere un ruolo specifico come metodica supplementare allo screening mammografico o come opzione basata sul contrasto quando la RM non è disponibile o non è tollerata. Le evidenze attuali non sono invece sufficienti per proporre la CEM come sostituto della mammografia nelle donne a rischio medio o come alternativa definitivamente non inferiore alla RM nelle popolazioni ad alto rischio. Le stime ottenute possono contribuire a orientare l’implementazione clinica e la progettazione di futuri studi prospettici.

Fonte: Journal of Breast Imaging. 2026

https://academic.oup.com/jbi/article/8/4/354/8739296

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