Liste d’attesa. Schillaci: “Due milioni di prestazioni in più nei primi 9 mesi del 2026”

E screening mammografico esteso dai 45 ai 49 anni

“Il Fondo sanitario è al livello più alto e continua a crescere, ma un sistema non è adeguato solo per quanto mette dentro, lo è per come quelle risorse poi arrivano ai pazienti”. Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo ieri pomeriggio in aula alla Camera all’interrogazione presentata da Francesco Saverio Romano (Nm) sulle iniziative per l’ulteriore potenziamento del Servizio sanitario nazionale. Una domanda, ha esordito il ministro, “che mette insieme tre fronti sui quali, davvero, giochiamo la sanità di oggi: le risorse, i tempi d’attesa e la prevenzione”.

Tempi di attesa

Schillaci è partito dai tempi di attesa. “Nei primi 9 mesi del 2026 abbiamo erogato 2 milioni di prestazioni in più rispetto all’anno prima. Due milioni, non una proiezione, prestazioni già fatte a persone vere. Questo non è un punto di arrivo, è il segno che la strada è quella giusta”. Dietro quel numero, ha spiegato, “c’è un metodo, c’è una piattaforma nazionale per le liste d’attesa, gestita da Agenas, che per la prima volta ci fa vedere i ritardi regione per regione con gli stessi occhi, e chi non rispetta i tempi non si nasconde più”.

Il ruolo del privato accreditato

Il ministro ha poi affrontato il tema delle risorse per il 2027 e delle prestazioni aggiuntive, difendendo il ricorso al privato accreditato: “C’è un alleato, che non rinnego, che è il privato accreditato, non per sostituire il pubblico, ma per sostenerlo lì dove le strutture pubbliche sono sotto stress e la domanda supera l’offerta. Con un solo obiettivo: che il cittadino abbia la sua prestazione nei tempi giusti, prima nel servizio pubblico e, dove il pubblico è in affanno, con chi lo affianca”.

Prevenzione oncologica: screening estesi

Schillaci è poi passato al tema della prevenzione oncologica, rispondendo a una domanda precisa: “Mi chiedono se stiamo abbassando l’età per l’accesso agli screening: sì, perché alcuni tumori oggi purtroppo, come ricordava, colpiscono prima”. E ha elencato le misure già avviate: “Con il nuovo piano abbiamo esteso lo screening mammografico, arrivando a coprire anche dai 45 ai 49 anni, oltre ad averlo innalzato dai 70 e 74, e lo stesso abbiamo fatto per il colon-retto. Non è un annuncio, è stato finanziato, ci sono 240 milioni l’anno destinati proprio a questo, insieme alla profilazione genetica dei tumori e ovviamente ai programmi per la diagnosi precoce del tumore del polmone, per arrivare anche ad avere uno screening nazionale su questa neoplasia”.

“La diagnosi precoce non può dipendere dal CAP”

Per il ministro, però, “perché funzioni davvero, serve che questi esami arrivino uguali in ogni regione. La diagnosi precoce, lo ripeto, non può dipendere dal CAP. Per questo abbiamo acceso la cabina di regia del Piano oncologico e ricostruito il Registro nazionale dei tumori per avere dati omogenei e mandare le risorse dove i numeri dicono che servono. Stiamo adeguando il sistema, ci sono più risorse, ma soprattutto dobbiamo avere tempi più corti, prevenzione più larga, stessi diritti da Nord a Sud”. La conclusione è affidata a una formula che riassume l’approccio del ministro: “La salute non si misura solo con quello che viene stanziato, ma anche e soprattutto con quello che arriva a casa delle persone. È lì che guardiamo ed è lì che continueremo a lavorare”.

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