Liste d’attesa. Schillaci: “Trend invertito dopo vent’anni”. Ma resta il nodo dell’appropriatezza

Arrivano segnali di miglioramento sul fronte delle liste d’attesa, ma il quadro resta ancora disomogeneo e lontano da una piena soluzione. È quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, rilasciate in un’intervista a La Stampa, in cui rivendica un cambio di passo supportato dai dati.

“Questo è un luogo comune smentito dai dati. Per la prima volta dopo vent’anni di peggioramenti documentati, il trend infatti si è invertito”, afferma il ministro, citando le elaborazioni ancora inedite della piattaforma nazionale di Agenas su circa 50 milioni di prenotazioni.

Nel confronto tra il primo bimestre del 2025 e quello del 2026, “gli esami diagnostici erogati nel rispetto dei tempi di legge sono cresciuti di quasi due punti percentuali, le visite specialistiche di quasi tre”. Un miglioramento che, secondo Schillaci, assume maggiore rilevanza se si considera che “i numeri dello scorso anno erano spesso falsati da agende chiuse artificialmente e da “galleggiamenti””.

Complessivamente, oggi “per gli esami diagnostici siamo all’87,2% delle prestazioni erogate entro i termini fissati per legge, mentre per le visite specialistiche siamo all’80,9%”.

Il ministro difende quindi l’impatto del decreto legge 73, sostenendo che “funziona dove viene applicato”, e porta esempi territoriali: dall’Asl di Caserta, con Tac torace in 4 giorni per la classe B, alle Marche, dove “visite cardiologiche con appena 6 giorni di attesa”, fino alla Toscana, con “visite oculistiche in soli 5 giorni”.

Nonostante i progressi, resta però una quota significativa di criticità. “Quel 20% abbondante di prestazioni urgenti non offerte nei tempi previsti va ancora aggredito”, ammette Schillaci, indicando come uno dei principali fattori di pressione l’eccesso prescrittivo.

“Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato”, sottolinea, aggiungendo che si tratta di “un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno, frutto di medicina difensiva e di percorsi diagnostici carenti sul territorio”.

Per affrontare il problema, il ministero sta lavorando con l’Istituto Superiore di Sanità alla definizione di linee guida sulle prescrizioni: “Uno strumento concreto per orientare i medici verso una prescrizione appropriata, ridurre gli esami inutili e liberare risorse per chi ne ha davvero bisogno”.

Accanto a questo, il ministro indica la necessità di rafforzare l’organizzazione territoriale: “Serve lavorare sui percorsi di cura e sulla presa in carico dei pazienti cronici e fragili”, evitando il passaggio dal Cup per le visite di controllo. Centrale anche il ruolo della digitalizzazione, dal fascicolo sanitario elettronico alle nuove piattaforme basate su intelligenza artificiale.

Resta infine il nodo delle Case di comunità, ancora lontane dalla piena operatività. “Mi auguro che con uno scatto al photo finish le Regioni diano ora attuazione”, afferma Schillaci, richiamando la responsabilità delle amministrazioni locali.

Il quadro che emerge è dunque quello di un sistema in movimento: segnali positivi ci sono, ma il percorso per ridurre davvero le liste d’attesa appare ancora lungo e fortemente legato alla capacità delle Regioni di tradurre le misure in organizzazione concreta.

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