Ritardo della chirurgia per cancro mammario e impatto sulla prognosi
L’intervento chirurgico tempestivo è un fattore determinante per gli esiti del cancro della mammella. Tuttavia, i precedenti studi sono incoerenti […]
La preferenza per le ciliegie, quando predetta geneticamente, è associata a un minor rischio di cancro ovarico. È quanto emerge da uno studio di randomizzazione mendeliana con meta-analisi pubblicato nel 2026 su Medicine, che ha valutato il possibile rapporto causale tra 187 caratteristiche legate alle abitudini alimentari e rischio di carcinoma ovarico.
Nel dataset OpenGWAS, la preferenza geneticamente predetta per le ciliegie è risultata associata a una probabilità di carcinoma ovarico inferiore di circa il 19% (OR = 0,809; IC 95%: 0,691-0,948; P = 0,0087). Nel dataset FinnGen R12, invece, la stessa associazione ha mostrato una direzione coerente ma non ha raggiunto la significatività statistica (OR = 0,902; IC 95%: 0,703-1,158; P = 0,419).
La meta-analisi dei due campioni ha indicato un’associazione complessiva significativa, con una probabilità di carcinoma ovarico inferiore del 16,5% (OR combinato = 0,835; IC 95%: 0,730-0,954; P = 0,0081). Il dato è rimasto significativo anche dopo la correzione per test multipli. L’analisi inversa non ha evidenziato un effetto del cancro ovarico sulla preferenza per le ciliegie, supportando la direzione dell’associazione osservata.
Gli autori interpretano questi risultati come un’evidenza genetica preliminare a sostegno di un possibile ruolo delle abitudini alimentari nella prevenzione del carcinoma ovarico. Il dato, tuttavia, va considerato esplorativo: la randomizzazione mendeliana rafforza l’ipotesi di un’associazione causale, ma non dimostra che il consumo diretto di ciliegie riduca il rischio di malattia. Saranno necessari studi prospettici, analisi nutrizionali dedicate e ricerche sui meccanismi biologici per chiarire se e come i composti bioattivi delle ciliegie possano avere un ruolo nella prevenzione del tumore ovarico.
Fonte: Medicine, 2026
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13384660