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Nella gestione della malformazione di Chiari di tipo I, sia il trattamento chirurgico mininvasivo che quello a cielo aperto possono alleviare efficacemente i sintomi, ma la tecnica mininvasiva neuroendoscopica assistita offre il vantaggio di un ridotto danno muscolare e di una degenza ospedaliera più breve, secondo uno studio pubblicato sull’European Spine Journal.
“La malformazione di Chiari di tipo I (CM1) è caratterizzata dallo spostamento verso il basso delle tonsille cerebellari al di sotto del forame magno. Il trattamento chirurgico standard per questa patologia consiste nella decompressione del forame magno e nella laminectomia dell’atlante (FMD-AL). Tuttavia, vi è un crescente interesse nell’esplorazione di tecniche minimamente invasive, come l’FMD-AL assistita neuroendoscopicamente, per ottimizzare i risultati chirurgici” afferma Göksal Günerhan, dell’Ankara City Hospital, Çankaya, Ankara, Turchia, autore principale del lavoro.
I ricercatori hanno voluto presentare i risultati dell’applicazione del sistema neuroendoscopico mininvasivo come alternativa alla chirurgia di decompressione in pazienti affetti da CM-1 con/senza siringomielia. Per questo hanno condotto un’analisi retrospettiva su 76 pazienti con CMI sottoposti a FMD-AL neuroendoscopica (n = 23) o a chirurgia a cielo aperto (n = 53) e hanno eseguito valutazioni preoperatorie e postoperatorie, esaminando i livelli di dolore, la valutazione funzionale, l’esito e i livelli sierici di creatinina chinasi (CK). Sono stati valutati e confrontati anche i parametri chirurgici e l’imaging radiologico.
Entrambi i gruppi chirurgici hanno mostrato miglioramenti nei livelli di dolore e aumento dei livelli di CK postoperatori. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra i gruppi in termini di punteggi del dolore postoperatori o risoluzione della siringomielia. Tuttavia, il gruppo neuroendoscopico presentava livelli di CK significativamente più bassi, degenze ospedaliere più brevi, minori perdite di sangue e tempi operatori più brevi rispetto al gruppo sottoposto a chirurgia a cielo aperto, e questo indicava un danno muscolare ridotto e potenziali benefici dell’approccio assistito neuroendoscopico. “La scelta della tecnica chirurgica dovrebbe essere basata sulle caratteristiche e sulle preferenze del singolo paziente” concludono gli autori.
Eur Spine J. 2024 May 21. doi: 10.1007/s00586-024-08299-2.
https://link.springer.com/article/10.1007/s00586-024-08299-2