Nutrizione in oncologia. Favo: “Il 60% pazienti a rischio malnutrizione già alla diagnosi”

Ons tra benefici clinici e disuguaglianze regionali

La malnutrizione rappresenta una delle criticità più diffuse e sottovalutate nell’assistenza oncologica e incide in modo significativo su esiti clinici, qualità di vita e sostenibilità del Servizio sanitario. In questo contesto, la nutrizione medica specializzata e, in particolare, i Supplementi Nutrizionali Orali (Ons) si confermano strumenti clinici efficaci, in grado di ridurre complicanze, degenze prolungate e riospedalizzazioni, generando risparmi rilevanti in ambito ospedaliero e territoriale. Tuttavia, nonostante il recente stanziamento della Legge di Bilancio 2026 per l’avvio dello screening nutrizionale oncologico, in Italia l’accesso agli Ons resta frammentato e disomogeneo, con forti differenze regionali e l’urgenza di un riconoscimento strutturale nei Lea.

Questo il tema al centro dell’evento “Quando nutrirsi è curarsi: il valore della nutrizione medica specializzata in oncologia. Una risorsa per il sistema sanitario, un diritto per tutti”, organizzato presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini, su iniziativa della Sen. Ronzulli, in collaborazione con Favo RA OdV, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, in occasione in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro.

L’incontro ha puntato in particolate i riflettori su una delle sfide più urgenti e ancora sottovalutate dell’assistenza oncologica: la malnutrizione, che colpisce fino all’80% dei pazienti con tumore e incide negativamente su sopravvivenza, tolleranza alle terapie, qualità di vita e sostenibilità del sistema sanitario. Una questione di primaria rilevanza, che è stata riconosciuta come tale anche dall’inserimento dello screening nutrizionale oncologico nelle politiche sanitarie nazionali tramite la recente Legge di Bilancio.

In questo contesto gioca un ruolo fondamentale la nutrizione medica con gli Alimenti a Fini Medici Speciali (Afms) espressamente formulati e destinati alla gestione dietetica dei pazienti, sotto controllo medico. Essi sono destinati all’alimentazione completa o parziale di pazienti con capacità limitata, disturbata o alterata di assumere, digerire, assorbire, metabolizzare o eliminare alimenti comuni o sostanze nutrienti, oppure con altre esigenze nutrizionali determinate da condizioni cliniche, la cui gestione dietetica non può essere effettuata esclusivamente con la modifica della normale dieta.

Tra questi, in particolare, gli Ons sono una soluzione clinica efficace per contrastare la malnutrizione e apportano benefici comprovati sugli esiti clinici e sulla qualità di vita dei pazienti. “In Italia, circa il 60% dei pazienti oncologici è a rischio di malnutrizione già al momento della diagnosi – ha detto Francesco De Lorenzo, Presidente Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia – la cachessia e la sarcopenia colpiscono fino all’80% dei malati in fase avanzata, con conseguente aumento del 250% della mortalità, triplicazione delle complicanze e prolungamento significativo della durata delle degenze ospedaliere (+30%). Per questo motivo Favo, già nel 2016, ha promosso, insieme ad Aiom e Sinpe, la Carta dei diritti del malato oncologico all’appropriato e tempestivo supporto nutrizionale, uno dei pilastri delle Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici del Ministero della Salute, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel 2017. Tuttavia, a distanza di anni, solo poche Regioni le hanno recepite pienamente. Più recentemente – prosegue De Lorenzo –  con l’approvazione della mozione dalla Camera, che impegna il Governo a rendere il supporto nutrizionale parte integrante dei percorsi oncologici, e dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2026, che introduce l’obbligo di registrare in cartella clinica gli esiti dello screening nutrizionale, rendendo dunque misurabile, tracciabile e quindi esigibile la presa in carico nutrizionale, rappresentano una svolta per superare le disuguaglianze e per facilitare l’inserimento degli AFMS, veri e propri presidi terapeutici, nei Lea”.

L’incontro è anche l’occasione per presentare la recente revisione narrativa europea condotta dall’Italian Intersociety Working Group for Nutritional Support in Cancer Patients, che conferma il ruolo centrale degli Ons, prescritti sotto supervisione clinica specialistica, nel migliorare in modo significativo gli esiti di salute nei pazienti oncologici.

“Le evidenze disponibili dimostrano che un supporto nutrizionale personalizzato nei pazienti oncologici ospedalizzati è associato a benefici clinici ben documentati a breve termine, tra cui il miglioramento della qualità di vita e una riduzione significativa della mortalità a 30 giorni – ha spiegato Riccardo Caccialanza, Direttore della SC Dietetica e Nutrizione Clinica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia e Professore Ordinario c/o il Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano – la prescrizione di Ons si associa a un miglioramento dello stato nutrizionale, in particolare della massa muscolare, e di quello funzionale, che è strettamente connesso alla qualità della vita. Accanto ai benefici clinici, la nostra ultima revisione mette in luce anche l’impatto positivo degli Ons in termini di sostenibilità economica. L’impiego appropriato degli Ons è infatti associato a risparmi medi fino al 12% in ambito ospedaliero e al 9% nei contesti territoriali, grazie alla riduzione delle degenze prolungate, delle complicanze e delle riospedalizzazioni. Studi internazionali stimano che un supporto nutrizionale strutturato possa generare risparmi netti di diverse migliaia di euro per paziente, a fronte di costi di implementazione molto contenuti. Al contrario, la mancata identificazione e il trattamento della malnutrizione comportano un incremento significativo dei costi sanitari”.

Nonostante queste solide evidenze cliniche ed economiche, l’accesso agli Ons rimane oggi disomogeneo e frammentato in Italia, dove il rimborso è spesso limitato e demandato alle singole Regioni, generando gravi disuguaglianze nell’accesso alle cure. Un esempio virtuoso arriva da Regione Lombardia, che dal 2021 offre gratuitamente gli Ons ai pazienti oncologici in terapia attiva, previa prescrizione da parte dei centri identificati ed afferenti alla Rete di Nutrizione Clinica istituita nel 2022; ha reso inoltre obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, introducendo sanzioni economiche per il mancato rispetto delle disposizioni. Un modello efficace, che si auspica possa essere replicato su scala nazionale per ridurre le disuguaglianze e promuovere una cultura della miglior cura e accessibile a tutti.

“Parlare di supporto nutrizionale nei pazienti oncologici malnutriti significa parlare di una dimensione fondamentale della terapia. La malnutrizione è un fattore che può condizionare in modo significativo l’efficacia delle cure, la tolleranza ai trattamenti e la qualità di vita delle persone. La comunità scientifica ci dice con chiarezza che un adeguato intervento nutrizionale migliora gli esiti clinici e contribuisce a ridurre le complicanze e i costi sanitari – ha dichiarato la Senatrice di Forza Italia e Vicepresidente del Senato della Repubblica Licia Ronzulli – In molte regioni d’Italia, l’accesso ai supplementi nutrizionali orali prescritti sotto supervisione clinica è ancora limitato o dipende dalla capacità di spesa dei pazienti. Questo produce disuguaglianze che non sono accettabili in un Servizio Sanitario che si fonda sull’universalità dei diritti. I Livelli Essenziali di Assistenza definiscono ciò che deve essere garantito a ogni cittadino, a prescindere dal territorio in cui vive. È lì che deve trovare spazio, in modo chiaro e strutturato, il supporto nutrizionale per i pazienti oncologici malnutriti”.

Per l’On. Maria Elena Boschi “quando una persona affronta un tumore non può vedersi negato un pezzo fondamentale della cura solo perché vive nella Regione sbagliata. Le evidenze scientifiche dimostrano che le conseguenze della malnutrizione possono diventare drammatiche. Il supporto nutrizionale deve essere garantito a tutti, ovunque, come un diritto e non come un privilegio. Eppure, oggi il diritto a riceverlo dipende ancora dalla Regione in cui si vive. Non è accettabile. È necessario che le Istituzioni, a partire dal Ministero della Salute, si attivino immediatamente per superare le disuguaglianze territoriali, inserire in modo strutturale i supplementi nutrizionali orali come veri presidi terapeutici nei Lea e garantire un accesso uniforme su tutto il territorio nazionale. Il nostro gruppo si è fatto promotore ed ha ottenuto l’approvazione in Campania dell’unica legge regionale in materia. Su questo Italia Viva porterà avanti il suo impegno in Parlamento e nei Consigli regionali perché è una battaglia di civiltà e di equità, i diritti di cura non possono dipendere dal codice di avviamento postale”.

Nel giorno in cui il mondo accende i riflettori sulla lotta contro il cancro, il messaggio lanciato alle istuzioni è chiaro: nutrirsi è anche curarsi, ed è un diritto che va garantito a ogni paziente, nell’interesse della persona e della sostenibilità del Ssn. A questo si aggiunge l’impegno concreto del mondo associativo e privato, che insieme sostengono una causa fondamentale: garantire la nutrizione specializzata come diritto alla salute per tutti, assicurandone l’accessibilità senza disuguaglianze territoriali ed economiche.

All’incontro hanno partecipato anche Rosanna e Lino Banfi, portando la loro testimonianza sul tema. “Quando si affronta una malattia, raramente qualcuno ti spiega cosa succederà al tuo corpo. Ti preparano alle terapie, non alle conseguenze che esse hanno sulla vita di tutti i giorni. Molti pazienti oncologici perdono peso e diventano più fragili, anche nell’aderenza alle cure, affrontando una malattia nella malattia: la malnutrizione. – racconta l’attrice Rosanna Banfi – I trattamenti farmacologici possono alterare anche il gusto: per me il sapore degli alimenti risultava distorto, amaro, con un retrogusto metallico, e questo ha minato appetito e qualità della vita. È stata una battaglia lunga, segnata dalla paura, ma anche dalla speranza. Una battaglia che ho affrontato grazie al sostegno dei miei cari. Oggi sento il dovere di raccontare questa esperienza e di ricordare quanto la nutrizione medica specializzata sia fondamentale, perché prendersi cura della nutrizione significa prendersi cura della vita. Garantire a ogni paziente un supporto nutrizionale adeguato non è un’opzione, ma un diritto, legato alla salute e alla dignità di ogni persona”.

“Ricordo chiaramente quel momento in diretta televisiva, quando parlai della malattia di mia figlia. All’epoca la parola ‘cancro’ incuteva paura, quasi vergogna. – racconta l’attore Lino Banfi – parlarne non è stata solo una scelta personale, ma un gesto consapevole e coraggioso per rompere un tabù e sensibilizzare gli italiani sull’importanza della prevenzione. Oggi sento lo stesso dovere di espormi, affinché la nutrizione venga finalmente riconosciuta come parte integrante della cura. Solo così possiamo migliorare la vita dei pazienti oncologici, restituendo loro forza e speranza”.

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