Pertosse, exsanguinotrasfusione terapia chiave per migliorare la prognosi dei neonati

La exsanguinotrasfusione (ET) migliora la prognosi dei neonati con pertosse grave. In particolare, questa popolazione, sottoposta a ET, presenta un picco di conta leucocitaria più elevato, mentre i neonati con concomitante ipertensione arteriosa polmonare, disfunzione cardiaca, renale e neurologica hanno una prognosi peggiore. È quanto osserva una ricerca condotta da Pingping Liu e colleghi della Central South University, in Cina, secondo la quale sono necessari un intervento precoce e un trattamento attivo. I risultati dello studio sono stati pubblicati su BMC Pediatrics.

L’indagine ha coinvolto 45 neonati con pertosse grave e sottoposti a trattamento con ET. In base alla prognosi, sono stati suddivisi in un gruppo dei sopravvissuti (n = 35) e un gruppo dei deceduti (n = 10), e sono state confrontate le manifestazioni cliniche e gli indicatori biochimici. Dall’analisi è emerso che la mortalità di 45 neonati con pertosse grave sottoposti a trattamento con ET è stata del 22,2% (10/45). L’incidenza di oliguria, bradicardia e versamento pleurico nel gruppo dei decessi è stata significativamente superiore a quella del gruppo dei sopravvissuti (p < 0,05). I globuli bianchi e i neutrofili nel gruppo dei deceduti erano più alti, in modo significativo, rispetto a quelli del gruppo sopravvissuti, prima del trattamento con ET e dopo 24 e 48 ore dal trattamento ET (p <0,05), mentre non vi erano più differenze statisticamente significative a 72 ore dalla ET. I livelli di proteina C-reattiva (PCR), procalcitonina (PCT), precursore del peptide natriuretico di tipo B N-terminale (NT-BNP), creatinina (Cr), lattato deidrogenasi (LDH), creatinchinasi (CK) e mioglobina (MYO) nel gruppo dei deceduti, poi, erano tutti più alti rispetto a quelli del gruppo dei sopravvissuti, prima della terapia con ET (p <0,05). I livelli di pressione parziale dell’ossigeno del gruppo dei deceduti erano inferiori a quelli del gruppo dei sopravvissuti, prima del trattamento con ET, e l’incidenza di ipertensione polmonare, insufficienza cardiaca, shock cardiogeno, danno renale acuto ed encefalopatia nel gruppo dei deceduti era più alta rispetto all’altro gruppo (p <0,05). Infine, i tassi di utilizzo di ormoni e farmaci vasoattivi nel gruppo dei decessi erano più elevati rispetto a quelli del gruppo dei sopravvissuti (p <0,05).

Fonte: BMC Pediatrics 2025

https://link.springer.com/article/10.1186/s12887-025-06132-3

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