“In declino da un decennio. Peggiorate del 3-16% l’anno in 9 paesi su 11”
La salute mentale di bambini, adolescenti e giovani è in declino da oltre un decennio nella maggior parte dei paesi Ocse. Lo afferma il nuovo rapporto “Child, Adolescent and Youth Mental Health in the 21st Century”, pubblicato oggi dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
Il documento, che si basa su dati internazionali, letteratura scientifica e interviste a 29 esperti clinici e policy maker, fotografa un quadro preoccupante: in 9 paesi su 11 con serie storiche disponibili tra il 2012 e il 2022, gli indicatori di salute mentale dei giovani sono peggiorati con un tasso medio annuo compreso tra il 3% e il 16%. Solo Giappone e Corea hanno mostrato lievi miglioramenti. La pandemia da COVID-19 ha aggravato la situazione, ma la tendenza al peggioramento era già evidente dalla metà degli anni 2010.
Adolescenti più grandi e ragazze: i più colpiti
Il rapporto evidenzia che le ragazze e le giovani donne, insieme agli adolescenti più grandi (15-19 anni), presentano i livelli di salute mentale più bassi. Nel 2022, il 68% delle ragazze di 15 anni ha riferito sintomi di malessere multipli, contro il 36% dei coetanei maschi. La percentuale di ragazze che dichiarano di sentirsi «giù» più di una volta a settimana è passata dal 28,6% del 2014 al 45,4% del 2022.
Tra il 2015 e il 2023, in 13 paesi, i ricoveri per autolesionismo tra le ragazze di età 0-17 anni sono aumentati del 29%. I tassi di suicidio tra i giovani, invece, sono rimasti relativamente stabili nella maggior parte dei paesi.
Le cause: multipli fattori interconnessi
Secondo il rapporto, non esiste un’unica causa del declino. I giovani navigano in una rete di pressioni multiple e intersecanti. Tra i fattori di rischio identificati da esperti e letteratura scientifica figurano:
– Digitalizzazione e social media: l’uso eccessivo di dispositivi digitali, specialmente prima di dormire, è fortemente associato a disturbi del sonno (a loro volta fattori di rischio per la salute mentale). L’uso dei social media è stato correlato a sintomi di ansia, depressione e insoddisfazione corporea, sebbene gli effetti siano generalmente piccoli e non sempre coerenti. Gli esperti vedono l’impatto complessivo della digitalizzazione più negativo che positivo.
– Cambiamento climatico e conflitti globali: il 59% dei giovani in un’indagine globale su 10 paesi si è dichiarato “molto” o “estremamente” preoccupato per il clima, con il 45% che riferisce che questa preoccupazione influisce negativamente sulla vita quotidiana. Anche i conflitti globali, amplificati dall’esposizione mediatica, generano ansia tra i giovani.
– Pressioni economiche e disuguaglianze: lo svantaggio socio-economico rimane un potente fattore di rischio. I giovani che percepiscono una mobilità sociale in calo e che vivono in condizioni di insicurezza abitativa o finanziaria mostrano tassi più elevati di depressione e ansia.
– Bullismo e cyberbullismo: in aumento negli ultimi anni, soprattutto tra gli adolescenti più giovani, sono fortemente associati a depressione, ansia e autolesionismo.
– Pressione scolastica: tra il 2002 e il 2018, la quota di quindicenni che riferisce pressione scolastica è salita dal 39% al 54%, con un aumento più marcato tra le ragazze.
Servizi insufficienti e a soglia troppo alta
Ventotto esperti su 29 intervistati hanno dichiarato che la salute mentale dei giovani è peggiorata nell’ultimo decennio. La maggior parte ritiene che il livello di supporto disponibile sia “troppo basso”. Tuttavia, gli esperti non chiedono tanto un’espansione dei servizi specialistici, quanto piuttosto servizi a bassa soglia di accesso (low-threshold), olistici e con una forte componente di supporto tra pari (peer-to-peer). Modelli come gli headspace centres in Australia e i centri @ease nei Paesi Bassi vengono indicati come buone pratiche.
Politiche digitali in espansione, ma efficacia incerta
Il rapporto rileva che molti paesi Ocse hanno introdotto divieti dei telefoni a scuola e limiti di età per l’accesso ai social media. Le valutazioni disponibili mostrano risultati contrastanti: alcuni studi rilevano miglioramenti nella concentrazione e riduzione del cyberbullismo, altri non trovano effetti significativi sul benessere generale. L’Ocse raccomanda di valutare queste politiche anche in termini di impatto sulla salute mentale, prestando attenzione a possibili effetti collaterali (come la riduzione dell’accesso a comunità di supporto online).
Meno di un terzo dei paesi Ocse raccoglie dati regolari
Il rapporto sottolinea una debolezza critica: meno di un terzo dei paesi Ocse dispone di serie temporali nazionali rappresentative sulla salute mentale dei giovani. Senza questi dati, è difficile monitorare le tendenze, valutare le politiche (come i divieti dei telefoni o i limiti di età sui social media) e progettare strategie efficaci di prevenzione e supporto.
Le raccomandazioni dell’Ocse
Il rapporto conclude con un invito a un’azione coordinata e multisettoriale:
– Rafforzare la prevenzione e la costruzione della resilienza, inclusi programmi scolastici di apprendimento socio-emotivo e alfabetizzazione sulla salute mentale.
– Ampliare l’accesso a servizi a bassa soglia, olistici e supportati da pari.
– Affrontare i determinanti upstream della salute mentale, come la povertà infantile, l’insicurezza abitativa e la pressione accademica.
– Valutare rigorosamente le politiche digitali (divieti dei telefoni, restrizioni dei social media) includendo esiti di salute mentale.
– Migliorare la raccolta di dati, attraverso indagini nazionali regolari e misure più granulari dell’engagement digitale.
“È essenziale garantire che i giovani possano prosperare, oggi e in età adulta, per costruire società più resilienti, eque e prospere”, si legge nella prefazione del rapporto.
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