Tumore al seno: lo screening associato a una migliore sopravvivenza anche negli stadi avanzati

L’efficacia dello screening mammografico nella riduzione della mortalità per cancro al seno è ampiamente documentata e tradizionalmente attribuita alla diagnosi precoce. Un recente studio condotto in Danimarca, basato su oltre 817.000 donne seguite tra il 2010 e il 2022, suggerisce tuttavia che i benefici dello screening possano estendersi anche oltre l’identificazione dei tumori nelle fasi iniziali.

Lo studio ha confrontato la sopravvivenza netta tra tre gruppi: donne mai sottoposte a screening, donne sintomatiche con una precedente partecipazione a programmi di screening (inclusi i tumori d’intervallo) e donne con tumori diagnosticati nell’ambito dello screening.

I risultati, pubblicati nel 2026 sul Journal of the National Cancer Institute, mostrano che le differenze di sopravvivenza tra i gruppi sono relativamente contenute negli stadi I–III. Tuttavia, un divario più marcato emerge nello stadio IV: in questa fase, la sopravvivenza netta a 5 anni nelle donne con diagnosi nell’ambito dello screening raggiunge il 74,7%, rispetto a valori significativamente inferiori nelle donne con diagnosi sintomatica.

Lo studio evidenzia inoltre un’associazione tra modalità di diagnosi e accesso ai trattamenti. Tra le pazienti con diagnosi allo stadio IV, il 67% delle donne con tumori identificati nello screening è stato sottoposto a intervento chirurgico, rispetto al 23% delle donne mai sottoposte a screening e al 27% delle donne con diagnosi sintomatica. La sopravvivenza mediana è risultata più elevata nelle pazienti trattate chirurgicamente (4,4–6,0 anni) rispetto a quelle trattate con approcci non chirurgici (1,6–2,2 anni) o non trattate.

Questi risultati suggeriscono che le pazienti con una storia di screening possano presentare, anche negli stadi avanzati, caratteristiche cliniche più favorevoli o una maggiore candidabilità a trattamenti attivi. Tuttavia, la natura osservazionale dello studio non consente di stabilire un rapporto causale diretto tra screening e miglioramento della sopravvivenza negli stadi avanzati, e non esclude il ruolo di fattori di selezione.

Nel complesso, lo studio indica che la modalità di diagnosi rappresenta un elemento prognostico rilevante e dovrebbe essere considerata nei modelli di valutazione del rischio e negli studi sugli esiti del tumore al seno.

Fonte: Journal of the National Cancer Institute, djaf377.

https://academic.oup.com/jnci/advance-article/doi/10.1093/jnci/djaf377/8489198

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