BPCO: il timing della riabilitazione incide su ricoveri e capacità funzionale
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È stato ipotizzato che le infezioni materne possano giocare un ruolo nello sviluppo dei difetti cardiaci congeniti (CHD). Un’equipe di ricercatori ha effettuato una meta-analisi con lo scopo di sintetizzare le prove attuali sull’associazione tra le infezioni contratte dalla madre nel primo trimestre di gravidanza e il rischio di CHD nella prole. Sono stati esplorati con attenzione i database Embase, PubMed, Web of Science, Scopus e Cochrane Library alla ricerca di lavori pertinenti pubblicati fino al 30 settembre 2024. Sono stati inclusi studi sull’uomo con almeno 50 casi documentati.
Per raggruppare le stime e stratificare le associazioni in base al tipo di infezione e al tipo di difetto cardiaco, il team ha utilizzato modelli a effetti casuali pesati per la varianza inversa. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 30 studi (24 caso-controllo, 3 di coorte e 3 trasversali), per un totale di 1.732.295 gravidanze. Lo stato infettivo materno è stato valutato tramite questionari autocompilati (66,7%), test di laboratorio (23,3%) o cartelle cliniche (10,0%). Complessivamente, qualsiasi infezione materna nel primo trimestre è stata associata a un rischio più elevato di CHD nei figli, con un odds ratio (OR) combinato di 1,63. Tra i tipi specifici di infezione, il virus della rosolia, i coxsackievirus, le infezioni respiratorie e l’influenza presentano i rischi maggiori.
Per quanto riguarda i singoli sottotipi di difetti cardiaci, l’esposizione a infezioni nel primo trimestre è associata a un rischio maggiore di difetti del setto ventricolare e di difetti del setto atrioventricolare, mentre per gli altri sottotipi i risultati non sono stati statisticamente significativi.
Gli Autori concludono che le infezioni materne nel primo trimestre sono associate a un aumento del rischio di difetti cardiaci congeniti nella prole; tale rischio sembra estendersi anche a infezioni non comunemente incluse negli screening di routine in gravidanza. Sono necessari studi su più vasta scala per confermare questi risultati attraverso test anticorpali di laboratorio ed esplorare i meccanismi biologici sottostanti.
Fonte: Eur Heart J. 2026
https://academic.oup.com/eurheartj/article/47/7/794/8243852?guestAccessKey=