Virus Shamonda. In Francia il primo caso al mondo di infezione umana. Ecdc monitora la situazione
Per la prima volta al mondo è stata segnalata un’infezione umana da virus Shamonda (SHAV), un agente patogeno […]
Nel contesto delle riduzioni dei trasferimenti interospedalieri, le consulenze fornite in telemedicina nei pronto soccorso rurali e di comunità non sarebbero associate a differenze nella qualità dell’assistenza rispetto alle consultazioni fornite per via telefonica. È la conclusione cui è arrivato uno studio pubblicato su Pediatrics da un gruppo coordinato da Sarah Haynes, della UC Davis Health di Sacramento (USA).
Lo studio era un’analisi secondaria di una ricerca in cui le visite in telemedicina sono risultate associate a una riduzione dei trasferimenti interospedalieri, ma non a differenze negli errori di prescrizione dei farmaci. Il team, in particolare, ha approfondito l’impatto delle consulenze in telemedicina in terapia intensiva pediatrica, rispetto a quelle telefoniche, sulla qualità dell’assistenza fornita a bambini gravemente malati di età inferiore a 15 anni che si sono presentati in 16 pronto soccorso rurali e territoriali nell’arco di 2 anni. La qualità dell’assistenza è stata misurata utilizzando uno strumento che prevedeva la revisione delle cartelle cliniche da parte degli specialisti in medicina d’urgenza pediatrica.
Nell’indagine sono stati arruolati 696 bambini. Nell’analisi intention-to-treat, 537 (77,1%) sono stati assegnati alla telemedicina e 159 (22,9%) alle consulenze telefoniche. I punteggi medi totali di qualità dell’assistenza per le consulenze telefoniche e in telemedicina erano rispettivamente di 25,3 (DS = 3,5) e 25,2 (DS = 3,5). Nei modelli aggiustati, la modalità di consultazione non è risultata significativamente associata a una migliore qualità dell’assistenza. Anche i punteggi specifici per dominio, infine, non differivano in base alla modalità di consultazione.
Fonte: Pediatrics, 2026