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Le infezioni acute delle vie respiratorie inferiori (ALRI) rappresentano una rilevante preoccupazione sanitaria, con un impatto significativo soprattutto su bambini e anziani. L’inquinamento atmosferico è un noto fattore di rischio ma, nonostante le numerose revisioni sistematiche esistenti, l’eterogeneità della qualità metodologica ostacola la definizione di funzioni concentrazione-risposta affidabili e necessarie per la valutazione del rischio. Rossella Murtas e colleghi hanno condotto un’indagine con lo scopo di analizzare criticamente le revisioni sistematiche sull’associazione tra inquinamento e ALRI (incidenza e mortalità), esaminando gli effetti a breve e a lungo termine. È stata effettuata un’esplorazione esaustiva delle banche dati PubMed ed Embase alla ricerca di lavori pertinenti pubblicati fino a novembre 2024.
La qualità metodologica è stata valutata tramite AMSTAR2-EH, uno strumento specifico per l’epidemiologia ambientale. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 15 revisioni sistematiche che sono state incluse nell’indagine. Le analisi a breve termine non hanno soddisfatto i criteri qualitativi e, in particolare, i dati su ozono (O3) e biossido di zolfo (SO2) sono risultati inconcludenti. Le revisioni a lungo termine hanno mostrato rigore metodologico, associando l’esposizione al biossido di azoto (NO2) all’incidenza di ALRI nei bambini (rischio relativo 1,09, CI 95% 1,03-1,16) e alla mortalità negli adulti (rischio relativo 1,06 e 1,08 per NO2; 1,204 per il PM2,5).
Conclusioni: Gli Autori concludono che risultano evidenti carenze metodologiche negli studi a breve termine e nella registrazione dei protocolli. L’evidenza suggerisce un legame lieve tra esposizione acuta e polmonite e un’associazione più solida tra esposizione cronica e ALRI, specialmente per NO2 e PM2,5. Questi dati possono orientare le politiche sanitarie e ambientali per ridurre il carico delle malattie respiratorie.
Fonte: Eur Respir Rev. 2025
https://publications.ersnet.org/content/errev/34/178/250129