Infezioni non batteriche e trombosi venosa cerebrale

Matheus Campos Medeiros e colleghi hanno eseguito una revisione sistematica con l’obiettivo di sintetizzare le evidenze sulla trombosi venosa cerebrale (CVT) conseguente a infezioni non batteriche (virali, fungine, parassitarie), escludendo la COVID-19, descrivendone l’eziologia, le caratteristiche cliniche, la gestione e gli esiti.

Seguendo le linee guida PRISMA, il team ha consultato MEDLINE/PubMed, Scopus, Web of Science, Embase e LILACS dalla loro creazione fino al 31 luglio 2025. Due revisori hanno eseguito indipendentemente la selezione degli studi, l’estrazione dei dati e la valutazione della qualità utilizzando gli strumenti del Joanna Briggs Institute.

Alla fine, gli esperti hanno selezionato 278 pubblicazioni dal 1958 al 2025 (262 case report e 16 serie di casi), per un totale di 322 pazienti. L’età mediana è di 39 anni (IQR 25–55) e il 54% dei pazienti è di genere maschile.

Le infezioni virali (35%; principalmente varicella zoster e HIV) e la mucormicosi fungina (35%) sono risultate le eziologie più comuni. Sebbene il neuroimaging sia stato eseguito nel 95% dei casi, l’identificazione specifica del patogeno (tramite biopsia, coltura o PCR) è stata utilizzata in meno della metà dei pazienti. La mucormicosi ha coinvolto tipicamente il seno cavernoso ed è stata associata a un’elevata mortalità (68%). Le infezioni virali hanno spesso interessato più seni venosi e sono state correlate a esiti più favorevoli (54% dei casi). Gli anticoagulanti sono stati somministrati nel 93% dei casi virali, ma meno frequentemente nella mucormicosi (25%). Gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) sono stati prescritti solo a nove pazienti.

La ricanalizzazione è stata riportata nel 17% dei casi, sebbene i dati di follow-up non siano disponibili o non siano stati riportati per la maggior parte dei soggetti (81%).

Gli Autori concludono che le infezioni non batteriche, in particolare i patogeni virali e la mucormicosi, rappresentano cause significative di CVT con profili clinici distinti. Le strategie di gestione variano sostanzialmente in base all’eziologia specifica, sottolineando l’importanza di un intervento diagnostico tempestivo. Le linee guida future dovrebbero dare priorità alla diagnostica specifica del patogeno e approfondire il ruolo dei DOAC nella CVT di origine infettiva.

Fonte: BMC Neurol. 2026

https://link.springer.com/article/10.1186/s12883-026-04721-y

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