Sono stati 18,27 milioni gli accessi nei Ps degli ospedali registrati nel 2023, con un incremento rispetto all’anno precedente del 6% e in ogni caso lontani dai numeri raggiunti prima della pandemia. Il 68% sono codici bianchi e verdi. Di questi circa 4 milioni sono impropri e sono essenzialmente pazienti che non presentano traumi e arrivano in Ps in modo autonomo o inviati dal medico di famiglia, nei giorni feriali e festivi e in orari diurni, con dimissione al domicilio o a strutture ambulatoriali.
Ad accedere in maniera impropria sono soprattutto gli uomini tra i 25 i 64 anni, quindi in età lavorativa.
Sono invece 3,4 milioni i cittadini (pari al 5,8% della popolazione) che non hanno la possibilità di raggiungere le strutture di Ps entro 30 minuti. I più penalizzati sono in particolare i residenti delle aree interne della Valle d’Aosta, Basilicata, Trentino Alto Adige, Calabria e Sardegna. Ma c‘è anche chi ci mette più di un‘ora per arrivare in Pronto soccorso: 86mila cittadini residenti sempre in Valle d’Aosta e Basilicata. Una fetta di popolazione che potrebbe essere decisamente ridotta con l‘implementazione del Dm 77/2022, e quindi con la presa in carico nelle nuove strutture previste dal Pnrr (Case di Comunità, Cau, etc) come dimostrano le esperienze realizzate in alcune Regioni.
Ma il tallone d’Achille dei Ps sono i tempi di attesa. I codici bianchi a livello nazionale in media aspettano 164 minuti, mentre i verdi hanno una permanenza in Ps di 229 minuti. Le attese dei codici bianchi sono maggiori in Fvg e Abruzzo, al contrario in Umbria e nella provincia di Bolzano i tempi si dimezzano; per i verdi il Friuli è la Regione con tempi quasi doppi rispetto al livello nazionale, seguita dalla Valle d’Aosta e dalla Liguria. I valori più bassi di permanenza sono in Toscana e a Bolzano.
Ma per i codici gialli la permanenza raggiunge in media 416 minuti. In Sicilia seguita a stretto giro dalle Marche si staziona in Pronto soccorso anche 540 minuti. Tempi che si dimezzano invece nelle Provincie di Bolzano e a Trento.
Sono questi alcuni dei principali dati presentati oggi da Agenas nel corso dell’evento “Accessi in Pronto Soccorso e Implementazione DM 77/2022 per una migliore presa in carico dei pazienti” che ha fotografato l’attività degli ospedali sede di Pronto Soccorso (PS) e di Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione di primo e secondo livello (Dea I e Dea II) e illustrati da Maria Pia Randazzo.
Ma cosa è emerso?
Come abbiamo visto nel 2023 si sono rivolti al pronto soccorso 18,27 milioni di italiani. Valori ancora lontani da quelli raggiunti prima della Pandemia quando gli accessi superavano i 21 milioni. Secondo i dati sull’accessibilità della Rete di emergenza-urgenza il 94% dei pazienti è stato preso in carico entro 30 minuti, il 99% entro i 45 minuti. Si ricorre al Ps in particolare il lunedì nella fascia oraria 8:00 – 12.00.
Accessi impropri Circa il 22% degli accessi totali nei Pronto Soccorso, ossia 3milioni e 900mila, sono impropri, un fenomeno che caratterizza in generale tutte le Regioni e tutte le strutture e vede la provincia autonoma Bolzano al primo posto nella classifica. Dai dati emerge inoltre che la metà di questi accessi impropri hanno un’indicazione generica, sono quindi disturbi generalizzati, circa il 10% sono disturbi oculistici, quasi il 7% sono dolori addominali aspecifici, il 4,5% sintomi o disturbi ginecologici e disturbi otorinolaringoiatrici.
Per quanto riguarda l‘identikit dei pazienti che accedono in maniera impropria, sono soprattutto maschi. In generale, cittadini con un’età tra i 25 i 64 anni, quindi in età lavorativa.
I Ps italiani registrano un numero di accessi al di sotto di quanto previsto dal DM 70, ossia 20mila accessi annui. Su questo fronte ben il 75% dei Pronto soccorsi italiani ha un numero di accessi inferiori a questo standard, addirittura il 29% degli ospedali italiani non raggiunge i 15mila accessi. Un dato figlio sicuramente di una eccessiva frammentazione di offerta sul territorio. I Dea di primo livello registrano invece una performance migliore.
Non mancano poi alcune gravi criticità: 3,4 milioni i cittadini (pari al 5,8% della popolazione) non raggiungono le strutture di PS entro 30 minuti. Sono invece 597 mila quelli che riescono ad arrivare entro i 45 minuti. Ma in generale entro i 60’ raggiungono i Pronto soccorso il 99,9% dei cittadini, anche se 86mila i cittadini non ce la fanno neanche entro un’ora.
A livello regionale, in Valle d’Aosta, Basilicata, Trentino Alto Adige, Calabria, Sardegna e in qualche misura anche il Molise, i residenti in alcuni territori interni, hanno difficoltà a raggiungere i Ps in 30 minuti. Le uniche Regioni dove, seppure in maniera residuale, i cittadini hanno difficolta a raggiungere i Ps in 60’ sono Basilicata e Valle d‘Aosta. La prima ha infatti ben il 32,5% di aree interne distanti più di 30 minuti dal Pronto soccorso
Una fetta di popolazione che, sottolinea Agenas, potrebbe essere decisamente ridotta se presa in carico nelle nuove strutture previste dal Pnrr, come le Case di Comunità, come dimostrano le esperienze di alcune regioni dove il Dm 77/2022 è stato implementato.
Ma quanto si aspetta in Pronto soccorso? I tempi di attesa sono una delle principali criticità dei servizi di emergenza urgenza. Per i codici bianchi a livello nazionale, il numero di minuti, calcolati dall’ingresso all’uscita dai Ps, in media è di 164 minuti, mentre i verdi hanno un’attesa di 229 minuti. A livello regionale per i codici bianchi i tempi di permanenza maggiore si registrano in Fvg e in Abruzzo, al contrario in Umbria e Bolzano i tempi si accorciano (99’ e 104’ rispettivamente). Per quanto riguarda il codice verde ancora una volta il Friuli è la regione con tempi quasi doppi rispetto al livello nazionale, seguita dalla Valle d’Aosta e dalla Liguria. I valori più bassi di permanenza sono in Toscana e a Bolzano.
Per i codici gialli si aspetta in media 416 minuti. La Sicilia seguita a stretto giro dalle Marche e dal Fvg sono le Regioni con un tempo permanenza in pronto soccorso che supera ampiamente i 500 minuti. Tempi che si dimezzano a Bolzano (266’) e a Trento (212’). Anche se Bolzano ha un tasso più alto di accesso.
I ricavi da ticket. Dall’elaborazione effettuata sui dati del Conto economico consuntivo 2022 (Ce) emerge che il Veneto, regione con un alto numero di accessi in codice bianco a pagamento (circa 90 euro) ha un ricavo di più di 14 milioni seguita dell’Emilia Romagna con circa 7 milioni di ricavi e dalla Toscana circa 2milioni e 700mila ricavi. Al contrario il Lazio, nonostante i Ps abbiano volumi di accessi considerevoli, ha un valore di Ce irrisorio e pari a 67mila euro. Un valore sottolinea Agenas sui quali interrogarsi.
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