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Uno studio pubblicato su The American Journal of Psychiatry ha esaminato il potenziale legame tra la modalità di prescrizione iniziale di stimolanti per l’ADHD e il rischio successivo di sviluppare un disturbo da uso di stimolanti (stimUD) o altri disturbi da uso di sostanze (SUD). L’indagine si è concentrata sull’impatto della telemedicina rispetto alle visite in presenza, sia in termini di relazione con il prescrittore sia della modalità della visita in cui è avvenuta la prescrizione.
Lo studio retrospettivo ha utilizzato dati di cartelle cliniche elettroniche di un sistema sanitario accademico del nord-est degli Stati Uniti, analizzando il periodo tra marzo 2020 e agosto 2023. Sono stati inclusi 7.944 pazienti di età pari o superiore a 12 anni con diagnosi di ADHD e una prima prescrizione di stimolanti, escludendo coloro con una diagnosi preesistente di SUD non legato alla nicotina.
L’analisi ha mostrato che ricevere una prescrizione da un professionista mai incontrato di persona non era associato a un aumento significativo del rischio di SUD o stimUD. Analogamente, l’aver ottenuto la prescrizione tramite una visita telematica anziché in presenza non ha modificato il rischio di SUD (odds ratio aggiustato=1,15). Tuttavia, è emersa una correlazione significativa tra la prescrizione iniziale via telemedicina e un maggiore rischio di stimUD (odds ratio aggiustato=6,18), sebbene con un ampio intervallo di confidenza.
Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi in contesti sanitari diversi per confermare questi risultati, in particolare quelli relativi al rischio di stimUD. La telemedicina, pur rappresentando un’opportunità per ampliare l’accesso alle cure, potrebbe richiedere una maggiore attenzione nei protocolli di prescrizione iniziale di stimolanti per l’ADHD.
Fonte: American Journal of Psychiatry
https://doi.org/10.1176/appi.ajp.20240346