Tumore al seno: formazione scolastica carente e scarsa evidenza sugli interventi educativi
Il dibattito sull’ottimizzazione dello screening del carcinoma mammario si arricchisce di nuove evidenze grazie a uno studio clinico […]
Il tumore della mammella (BC) rimane una delle principali sfide per la salute globale. Infatti, rappresenta l’11,7% di tutti i casi di cancro ed è la seconda causa di morte per neoplasia tra le donne in tutto il mondo. Sempre più evidenze evidenziano l’interazione tra la disbiosi del microbiota intestinale (GM) e la disfunzione metabolica associata all’obesità nella progressione di questa malattia. Huiyue Zhang e i suoi collaboratori hanno eseguito una revisione con l’obiettivo di chiarire il ruolo del microbiota intestinale nelle pazienti obese affette da tumore mammario. È stata condotta un’esplorazione sistematica dei database PubMed e Web of Science per le pubblicazioni comprese tra luglio 2015 e gennaio 2025.
La selezione degli articoli ha dato priorità agli studi sulle alterazioni microbiche nelle pazienti, sui legami meccanicistici tra obesità e progressione del cancro e sugli interventi mirati al microbiota. Sono stati inclusi sia studi originali che revisioni autorevoli, integrati da uno screening manuale dei riferimenti bibliografici. L’obesità può innescare un’infiammazione sistemica, alterare la secrezione di adipochine e disturbare il metabolismo degli ormoni steroidei attraverso l’attività della beta-glucuronidasi di origine intestinale, esacerbando così l’insorgenza e la recidiva del tumore della mammella. La disbiosi del microbiota produce metaboliti, ad esempio gli amminoacidi a catena ramificata (BCAA) e gli acidi grassi a catena corta (SCFA), che possono attivare percorsi di segnalazione oncogenici e cellule soppressorie di derivazione mieloide (MDSC) con effetto immunosoppressivo. Tutto ciò favorisce l’evasione immunitaria del tumore. Al contrario, interventi dietetici, probiotici e trapianto di microbiota fecale (FMT) possono attenuare la disbiosi, rafforzare le barriere intestinali e ripristinare l’immunità antitumorale, migliorando la risposta alla chemioterapia. Tuttavia, rimangono diverse sfide nel decifrare le firme microbiche specifiche per i diversi sottotipi di tumore.
Gli Autori concludono che sono necessari futuri studi longitudinali per chiarire le relazioni causali, convalidare i biomarcatori microbici e tradurre i risultati preclinici in applicazioni cliniche. Intervenire sull’asse intestino-mammella potrebbe offrire un potenziale trasformativo per l’oncologia di precisione nel tumore mammario guidato dall’obesità.
Fonte: Ann Med. 2026
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/07853890.2025.2611203#abstract