Screening mammografico: l’IA supera la doppia lettura umana

Uno studio condotto da ricercatori svedesi e danesi, pubblicato nel 2026 sulla rivista The Lancet, ha analizzato l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) nello screening mammografico. I risultati indicano che l’integrazione di questa tecnologia non solo riduce il carico di lavoro dei radiologi, ma migliora il rilevamento dei tumori senza aumentare il tasso di falsi positivi. Fino a oggi, l’incognita principale riguardava i “tumori di intervallo”, ovvero le neoplasie diagnosticate tra due cicli di screening che non erano state rilevate durante l’ultimo controllo. Lo studio ha verificato se l’IA fosse in grado di ridurre queste diagnosi tardive rispetto alla tradizionale “doppia lettura” effettuata da due medici indipendenti. Il trial clinico, randomizzato e in singolo cieco, ha coinvolto 105.934 donne assegnate casualmente a due protocolli: lo screening supportato dall’IA e la doppia lettura standard. Nel gruppo d’intervento, l’algoritmo è stato utilizzato sia per il rilevamento sia come strumento di triage per indirizzare gli esami alla lettura singola o doppia.

L’analisi dei dati ha confermato la superiorità del nuovo approccio. Il tasso di cancro di intervallo nel gruppo supportato dall’IA è stato di 1,55 casi ogni 1000 partecipanti, a fronte degli 1,76 riscontrati nel gruppo di controllo, un risultato che rientra ampiamente nei margini di non-inferiorità stabiliti dal protocollo. Ancora più rilevante è l’incremento della sensibilità diagnostica, che è passata dal 73,8% della lettura umana all’80,5% ottenuto con l’ausilio tecnologico. Questo miglioramento dell’efficacia non ha comportato un aumento dei falsi positivi, poiché la specificità è rimasta identica per entrambi i gruppi, attestandosi al 98,5% e scongiurando così il rischio di allarmi ingiustificati o interventi non necessari. Oltre alla precisione numerica, l’intelligenza artificiale ha mostrato una capacità analitica superiore nel rilevare tumori con caratteristiche cliniche più aggressive, come quelli invasivi o di dimensioni maggiori (T2+), prima che potessero evolvere in stadi avanzati. Inoltre, l’efficacia dell’IA si è dimostrata costante indipendentemente dall’età della paziente o dalla densità del tessuto mammario.

I risultati dello studio indicano che l’IA non solo è sicura, ma migliora attivamente le prestazioni dello screening mammografico riducendo contemporaneamente il carico di lavoro dei medici. Gli autori suggeriscono che “l’integrazione dell’IA può migliorare efficacemente le prestazioni dello screening e può –  quindi –  essere presa in considerazione per l’implementazione nella pratica clinica”.

 Fonte: Lancet, 2026

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)02464-X/abstract

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