Tumore al seno: formazione scolastica carente e scarsa evidenza sugli interventi educativi
Il dibattito sull’ottimizzazione dello screening del carcinoma mammario si arricchisce di nuove evidenze grazie a uno studio clinico […]
La kinesiofobia è diffusa tra le pazienti con tumore mammario e spesso comporta la riduzione dell’attività fisica, compromettendo i risultati della riabilitazione. Una valutazione approfondita degli interventi mirati a contrastare la paura dell’attività fisica in questa popolazione è quindi essenziale. Un’equipe di ricercatori ha effettuato una revisione sistematica con lo scopo di valutare le caratteristiche e l’efficacia degli interventi volti a ridurre la kinesiofobia in donne con carcinoma mammario.
È stata effettuata un’esplorazione sistematica di sette database (PubMed, CINAHL, EMBASE, Web of Science, Scopus, Cochrane Library, APA PsycInfo) alla ricerca di lavori pertinenti pubblicati in lingua inglese dalle origini fino a maggio 2025. Sono stati inclusi studi controllati randomizzati (RCT), studi quasi-sperimentali e disegni pre/post-test che hanno riportato esiti relativi alla kinesiofobia.
La qualità metodologica è stata valutata utilizzando gli strumenti del Joanna Briggs Institute. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 8 documenti (per un totale di 404 pazienti) che hanno valutato sette diverse tipologie di intervento:
Gli interventi prevedono dalle 10 alle 36 sessioni di esercizi, distribuite in 6-16 settimane e per lo più guidate da un terapista. 5 studi sono risultati di alta qualità e solo due riportano effetti non significativi. Le evidenze preliminari suggeriscono che la PNE combinata con l’esercizio, la realtà virtuale, la terapia dello specchio e l’esercizio progressivo possano ridurre la kinesiofobia. Tuttavia, l’efficacia della sola educazione sanitaria, dell’esercizio supervisionato a distanza e della CDT rimane incerta.
Gli Autori concludono che, nel complesso, l’efficacia degli interventi contro la kinesiofobia nelle pazienti con tumore della mammella appare eterogenea e la base di evidenze per ogni singolo approccio resta limitata. Gli studi futuri dovrebbero dare priorità alla kinesiofobia come esito primario e rafforzare le prove scientifiche attraverso campioni più ampi, periodi di follow-up prolungati e RCT di alta qualità.
Fonte: BMC Womens Health. 2025
https://link.springer.com/article/10.1186/s12905-025-04155-7