Parto pretermine: due settimane in più di CPAP possono fare la differenza per i polmoni dei neonati

Un piccolo prolungamento nella durata della ventilazione può produrre benefici duraturi sulla salute polmonare dei neonati pretermine. È quanto emerge da uno studio condotto all’Oregon Health & Science University, negli Stati Uniti, che ha dimostrato come estendere di due settimane la ventilazione a pressione positiva continua delle vie aeree (CPAP) favorisca una migliore crescita e funzionalità polmonare. I risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

Nei neonati prematuri, il sistema respiratorio rappresenta uno degli organi più vulnerabili e immaturi al momento della nascita. Dopo la dimissione dalla terapia intensiva neonatale, questi bambini presentano infatti un rischio significativamente più elevato di sviluppare problemi respiratori: respiro sibilante, asma, ricoveri ospedalieri e, a lungo termine, una funzionalità polmonare ridotta che può persistere fino all’età adulta.

Attualmente, l’applicazione precoce della CPAP durante il ricovero in terapia intensiva è uno standard consolidato, ma la durata ottimale del trattamento non è ancora stata ben definita. Da qui il razionale dello studio, un trial randomizzato controllato che ha coinvolto 100 neonati pretermine. I ricercatori hanno confrontato gli effetti di un’estensione di due settimane della CPAP rispetto alla durata usualmente adottata nella pratica clinica.

I risultati sono stati sorprendenti: a distanza di sei mesi dalle dimissioni, i neonati che avevano ricevuto il trattamento prolungato mostravano volumi polmonari significativamente maggiori, indice chiave di un migliore sviluppo degli alveoli e della struttura respiratoria. Non solo: l’efficienza nello scambio di gas — ossigeno e anidride carbonica — risultava migliorata e i test indicavano una funzionalità più efficiente delle vie aeree.

Ma i vantaggi non si sono fermati qui. Durante il primo anno di vita, i neonati sottoposti alla CPAP prolungata hanno manifestato una riduzione degli episodi di respiro sibilante, uno dei principali segnali precoci di difficoltà respiratoria.

I dati suggeriscono che una semplice modifica della durata della CPAP — un intervento non invasivo e privo di farmaci — potrebbe tradursi in un miglioramento significativo della salute respiratoria per tutta la vita.

Fonte: American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine 2025

https://www.atsjournals.org/doi/full/10.1164/rccm.202411-2169OC


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