Studio DIANA-5: l’impatto di dieta e composizione corporea sulla recidiva del cancro al seno

L’aderenza dietetica e il miglioramento della composizione corporea emergono come principali mediatori del riequilibrio metabolico nelle donne ad alto rischio di recidiva di cancro al seno. È quanto si evince da un’analisi di mediazione secondaria dello studio DIANA-5 (DIet ANd Androgens-5), pubblicata da studiosi italiani su Clinical Nutrition nel 2026 per indagare i meccanismi biologici alla base degli interventi sullo stile di vita.

L’obiettivo del trial clinico randomizzato DIANA-5 era verificare se una dieta mediterranea/macrobiotica associata ad attività fisica potesse ridurre le recidive. Questa nuova analisi ha testato l’ipotesi che i benefici metabolici osservati a un anno dall’intervento fossero mediati direttamente dall’aumento del consumo di alimenti raccomandati e dalla riduzione dell’adiposità.

Lo studio ha coinvolto 1.542 pazienti con carcinoma mammario in stadio precoce e fattori di rischio metabolico, suddivise tra un gruppo di controllo (raccomandazioni standard; n=773) e uno di intervento (supporto intensivo, corsi di cucina e attività fisica; n=769). I risultati confermano l’efficacia dell’intervento dietetico nel migliorare i principali parametri antropometrici, metabolici e ormonali.

L’analisi statistica ha rivelato che l’incremento del “punteggio degli alimenti raccomandati”, combinato con la riduzione della circonferenza vita (WC), ha spiegato gran parte degli effetti: il 73% del miglioramento della glicemia, il 67% dell’insulina, il 70% dell’indice HOMA e l’86% della sindrome metabolica. Utilizzando il rapporto massa grassa/massa magra (FM/FFM) come mediatore, la quota dell’effetto spiegata sulla glicemia è salita all’86%. Rilevante il dato sul colesterolo totale (mediazione >100%), mentre l’impatto sui trigliceridi è risultato più contenuto (37–38%), suggerendo l’influenza di variabili aggiuntive come l’introito energetico totale.

In definitiva, i benefici metabolici della strategia DIANA-5 risultano in larga parte mediati dalla qualità della dieta e dalla riduzione dell’adiposità centrale. Sebbene l’impatto su sindrome metabolica e tolleranza glicemica sia chiaramente spiegato da questi fattori, l’ottimizzazione dei livelli di trigliceridi sembra richiedere un focus supplementare su attività fisica e bilancio energetico.

Fonte: Clinical nutrition, 2026

https://www.clinicalnutritionjournal.com/article/S0261-5614(25)00316-4/fulltext

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