Virus Shamonda. In Francia il primo caso al mondo di infezione umana. Ecdc monitora la situazione
Per la prima volta al mondo è stata segnalata un’infezione umana da virus Shamonda (SHAV), un agente patogeno […]
Un’analisi di rete e di dose-risposta bayesiana pubblicata sulla rivista Frontiers in Cardiovascular Medicine ha valutato le diverse modalità di esercizio fisico e il volume settimanale più idoneo per migliorare la dilatazione flusso-mediata dell’arteria brachiale nei soggetti adulti con sovrappeso o obesità. La disfunzione endoteliale rappresenta infatti un’alterazione vascolare precoce in questa popolazione.
Gli autori hanno condotto una revisione sistematica di studi clinici controllati e randomizzati a gruppi paralleli che hanno incluso adulti con sovrappeso o obesità sottoposti a interventi di esercizio fisico della durata di almeno quattro settimane, confrontati con controlli non attivi o con altre modalità di allenamento. La dose di esercizio è stata espressa in MET-minuti alla settimana e gli effetti sono stati quantificati come differenze medie nella variazione della dilatazione flusso-mediata. Attraverso il pacchetto MBNMAdose in R sono state valutate otto funzioni di dose-risposta, mentre la certezza delle evidenze è stata analizzata con il sistema CINeMA.
La meta-analisi ha incluso 47 studi per un totale di 2.211 partecipanti. Il modello quadratico a effetti casuali ha mostrato il miglior adattamento ai dati. L’incremento maggiore stimato dal modello si è verificato a una dose di 1.500 MET-minuti alla settimana, con una differenza media di 4,72 punti percentuali (intervallo di credibilità al 95%: 3,43-5,91). Tra le modalità esaminate, l’allenamento combinato aerobico e contro resistenza ha evidenziato il miglioramento più marcato a 1.500 MET-minuti alla settimana (differenza media: 5,77; intervallo di credibilità al 95%: 4,04-7,52), con un intervallo compreso tra 1.200 e 1.600 MET-minuti alla settimana posizionato nei ranghi più elevati. I risultati sono apparsi coerenti nelle analisi di sottogruppo e nella sensitivity analysis priva degli studi ad alto rischio di bias. La meta-regressione non ha evidenziato modifiche di effetto per età, indice di massa corporea, durata dell’intervento o funzione endoteliale basale. La certezza delle evidenze è risultata bassa o molto bassa in tutte le 13 comparazioni di rete.
Gli autori concludono che nei soggetti con sovrappeso o obesità l’esercizio fisico induca un miglioramento dose-dipendente della funzione endoteliale, con il profilo più favorevole associato all’allenamento combinato attorno ai 1.500 MET-minuti alla settimana. Tali valori devono essere interpretati come riferimenti provvisori basati su modelli e non come soglie cliniche pronte per l’applicazione, richiedendo una personalizzazione in base alla tolleranza e allo stato del paziente. La certezza bassa o molto bassa delle prove impone cautela e richiede una conferma attraverso studi randomizzati di qualità superiore.
Front. Cardiovasc. Med. 2026
https://doi.org/10.3389/fcvm.2026.1916772