Il rischio cardiovascolare aumenta con la pressione sistolica nella malattia renale cronica

Secondo uno studio pubblicato su Hypertension Research, nelle persone con malattia renale cronica non proteinurica e senza diabete, valori più elevati di pressione sistolica si associano a un aumento del rischio cardiovascolare, ma nei pazienti già in trattamento antipertensivo la relazione appare più complessa.

“La relazione tra pressione arteriosa e rischio cardiovascolare nei pazienti con malattia renale cronica può essere influenzata da diverse caratteristiche cliniche. Abbiamo cercato di analizzarla specificamente nelle persone senza diabete e con malattia renale cronica non proteinurica, utilizzando un ampio database nazionale giapponese” spiega Yuta Suzuki, della University of Tokyo, e del National Institute of Public Health di Saitama, Giappone, che ha guidato il gruppo.

I ricercatori hanno utilizzato un database nazionale giapponese contenente dati amministrativi e controlli sanitari, identificando 287.238 adulti non diabetici con una velocità di filtrazione glomerulare stimata inferiore a 60 mL/min/1,73 m² e proteinuria assente o presente solo in tracce. La pressione arteriosa è stata analizzata sia come variabile continua sia suddividendo i partecipanti secondo le categorie definite dalle linee guida ACC/AHA del 2017. L’esito principale comprendeva infarto del miocardio, ictus, scompenso cardiaco e fibrillazione atriale. All’analisi multivariata, ogni aumento di 10 mmHg della pressione sistolica è risultato associato a un incremento del 5% del rischio di eventi cardiovascolari. Rispetto ai soggetti con pressione normale, il rischio aumentava progressivamente passando dalla pressione elevata all’ipertensione di stadio 1 e di stadio 2, con un hazard ratio rispettivamente di 1,03, 1,08 e 1,20. L’analisi mediante spline ha mostrato che il rischio cardiovascolare tendeva ad aumentare quando la pressione sistolica superava circa 130 mmHg. Nei pazienti che assumevano farmaci antipertensivi è emersa tuttavia una relazione a U: il rischio risultava aumentato anche in presenza di valori sistolici inferiori a circa 130 mmHg.

Secondo gli autori, i dati confermano l’associazione tra pressione sistolica più elevata e rischio cardiovascolare nelle persone con malattia renale cronica non proteinurica senza diabete, ma suggeriscono anche che nei pazienti già trattati il rapporto tra pressione e prognosi possa essere più complesso e richiedere una valutazione clinica individualizzata.

Fonte: Hypertens Res. 2026

https://www.nature.com/articles/s41440-026-02801-7

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