Farmaci e salute delle donne, l’Ema prepara una roadmap per colmare i gap nella ricerca
Le donne rappresentano circa la metà della popolazione mondiale, ma nella ricerca, nella produzione di evidenze e nello […]
Un ampio studio comparativo pubblicato su The Lancet Healthy Longevity ha analizzato la prevalenza e i modelli dei fattori di rischio modificabili per la demenza, mettendo a confronto contesti ad alto reddito con Paesi a basso e medio reddito.
Gli autori hanno condotto un’indagine trasversale su dati armonizzati relativi a 214.251 partecipanti di età pari o superiore a 50 anni, estratti da 11 studi nazionali rappresentativi condotti in 14 Paesi e regioni tra il 2009 e il 2023. La ricerca ha preso in esame 12 fattori di rischio noti: basso livello di istruzione, ipoacusia, colesterolo LDL elevato, depressione, inattività fisica, diabete, fumo, ipertensione, obesità, consumo eccessivo di alcol, isolamento sociale e perdita della vista. Per la stima della prevalenza è stata impiegata la statistica descrittiva, mentre l’analisi dei modelli secondo le variabili di età, genere e scolarizzazione è avvenuta mediante modelli di Poisson con stima della varianza robusta.
I risultati mostrano variazioni nella prevalenza e nei modelli dei fattori di rischio tra contesti differenti. Il basso livello di istruzione è risultato più diffuso nei Paesi a basso e medio reddito, con l’85,6% (IC 95% 84,8–86,5) in Cina contro il 12,0% (IC 95% 11,3–12,7) negli Stati Uniti. L’obesità ha invece registrato una prevalenza maggiore nei Paesi ad alto reddito, attestandosi al 44,9% (IC 95% 43,3–46,5) negli Stati Uniti rispetto al 13,3% (IC 95% 12,9–13,7) in India. In tutte le regioni analizzate, oltre il 50% delle persone presentava almeno due fattori di rischio contemporaneamente, con raggruppamenti ricorrenti riconducibili a patologie cardiovascolari, comportamenti a rischio e fattori sociali o sensoriali.
Gli autori concludono che le diversità geografiche impongono strategie di prevenzione calibrate sulle specifiche realtà locali. La presenza di schemi di co-occorrenza e cluster comuni indica comunque l’opportunità di adottare sia approcci contestualizzati sia interventi multidominio condivisi per ridurre l’impatto globale della demenza.
Fonte: The Lancet Healthy Longevity, 2026
https://www.thelancet.com/journals/lanhl/article/PIIS2666-7568(26)00051-6/fulltext