Virus Shamonda. In Francia il primo caso al mondo di infezione umana. Ecdc monitora la situazione
Per la prima volta al mondo è stata segnalata un’infezione umana da virus Shamonda (SHAV), un agente patogeno […]
L’indice CALLY, basato sui livelli di proteina C-reattiva, albumina e linfociti, ha mostrato un valore prognostico per gli esiti avversi nei pazienti con infarto miocardico acuto ed è in grado di migliorare le stime del tradizionale punteggio GRACE. L’evidenza emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Cardiovascular Medicine.
I ricercatori hanno arruolato 1.127 pazienti con infarto miocardico acuto ricoverati al Sinopharm Dongfeng General Hospital tra il 2021 e il 2023. Il campione è stato diviso in due coorti in base al valore mediano dell’indice CALLY. Per valutare l’associazione tra i livelli dell’indice e gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari avversi maggiori (MACCE) sono stati impiegati l’analisi di sopravvivenza di Kaplan-Meier, modelli di Cox multivariati e l’analisi restricted cubic spline (RCS). Il valore prognostico è stato misurato tramite curve ROC tempo-dipendenti ed è stato verificato in diversi sottogruppi clinici.
In un follow-up mediano di 24 mesi, 243 pazienti (il 24% del totale) hanno registrato un evento MACCE. I soggetti di questo gruppo presentavano un indice CALLY inferiore rispetto ai pazienti senza eventi MACCE. Nel modello aggiustato, un indice CALLY basso è risultato associato a un rischio maggiore di MACCE, sia come variabile continua (HR=0,68) sia come variabile categoriale (HR=0,29). L’analisi RCS ha evidenziato una relazione non lineare tra l’indice e la prognosi. Le curve ROC hanno confermato la capacità predittiva del CALLY per i MACCE con un’area sotto la curva di 0,788. L’integrazione dell’indice CALLY al punteggio GRACE ha incrementato la capacità di previsione globale, mostrando coerenza e robustezza nelle analisi di sottogruppo.
Gli autori concludono che l’indice CALLY correla con la prognosi clinica nell’infarto miocardico acuto e ne migliora la stratificazione del rischio rispetto al solo utilizzo del punteggio GRACE, proponendosi come un nuovo biomarcatore per questa popolazione di pazienti.
Front. Cardiovasc. Med,2026
https://www.frontiersin.org/journals/cardiovascular-medicine/articles/10.3389/fcvm.2026.1858524/full