Salute digitale. The Lancet, la tutela della salute non tiene il passo con l’innovazione
Le tecnologie digitali hanno trasformato profondamente la società, ampliando le opportunità di comunicazione, conoscenza e progresso. Ma il […]
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Hypertension, nei pazienti maschi adulti i livelli sierici di testosterone risultano inversamente associati alla presenza di ipertensione, con un potenziale contributo predittivo, soprattutto se integrati con altri fattori clinici come età, abitudine al fumo e indice di massa corporea.
Poiché l’incidenza dell’ipertensione aumenta con l’età mentre i livelli di testosterone tendono progressivamente a ridursi, si è voluto esplorare l’associazione tra questi due fenomeni e valutare se il testosterone sierico potesse contribuire alla predizione dell’ipertensione nei pazienti maschi di età pari o superiore a 40 anni.
L’analisi ha preso in considerazione 3.480 pazienti maschi di almeno 40 anni afferenti al Cardiovascular Medicine Center dell’ospedale nel corso di quattro anni; di questi, 3.401 sono risultati idonei. I ricercatori hanno utilizzato diversi approcci statistici, tra cui analisi delle relazioni lineari, modelli additivi generalizzati, regressione multivariata e curve ROC, con l’obiettivo di descrivere il rapporto tra testosterone sierico e ipertensione e di stimarne il valore predittivo.
Nei pazienti di età compresa tra 40 e meno di 80 anni, i soggetti ipertesi presentavano livelli sierici di testosterone significativamente più bassi rispetto ai normotesi. Il modello di regressione multivariata ha confermato un’associazione inversa tra concentrazione di testosterone e ipertensione, indicando che valori più bassi dell’ormone erano associati a una maggiore probabilità di essere ipertesi.
Come atteso, è stata osservata anche una correlazione significativa tra età e testosterone, coerente con il fisiologico declino androgenico legato all’invecchiamento. Età e pressione arteriosa condividono un andamento temporale simile ma opposto rispetto al testosterone; infatti, con l’avanzare dell’età aumenta il rischio di ipertensione e diminuisce, in media, la concentrazione dell’ormone. L’analisi ROC ha mostrato che il testosterone sierico, considerato da solo, aveva un ruolo predittivo modesto per l’ipertensione nei pazienti maschi tra 40 e 60 anni.
Nei soggetti di età compresa tra 60 e 79 anni, invece, la combinazione di testosterone, età, abitudine al fumo e indice di massa corporea (IMC) migliorava il valore predittivo. Il dato suggerisce che il testosterone possa essere più informativo se letto all’interno di un profilo clinico più ampio, piuttosto che come indicatore isolato. Lo studio è osservazionale e non permette di stabilire se la riduzione del testosterone contribuisca allo sviluppo dell’ipertensione, se l’ipertensione o le condizioni metaboliche associate influenzino i livelli ormonali, o se entrambi i fenomeni riflettano processi comuni legati all’età, alla composizione corporea e al rischio cardiovascolare.
Proprio per questo, il risultato va interpretato come associazione e non come dimostrazione di causalità.
Nel complesso, il lavoro indica che nei pazienti maschi adulti, soprattutto oltre i 40 anni, il testosterone sierico può rappresentare una variabile da considerare nella valutazione del profilo cardiovascolare, pur senza sostituire i fattori di rischio tradizionali. La sua utilità appare maggiore quando integrata con parametri clinici facilmente disponibili, come età, fumo e IMC, in una lettura complessiva del rischio ipertensivo.
Fonte: J Clin Hypertens (Greenwich). 2026
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jch.70333