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Uno studio pubblicato su European Heart Journal suggerisce che la quantificazione automatica della calcificazione arteriosa mammaria nelle mammografie di screening possa offrire una valutazione aggiuntiva del rischio cardiovascolare nelle donne, una popolazione ancora oggi spesso sottodiagnosticata e sottotrattata per le malattie cardiovascolari. L’obiettivo del lavoro era verificare se una misurazione della calcificazione arteriosa mammaria basata su intelligenza artificiale fosse in grado di predire eventi cardiovascolari e mortalità oltre quanto già stimato dal punteggio PREVENT, in una popolazione ampia, multietnica e proveniente da più istituzioni.
Lo studio, di tipo retrospettivo, ha incluso 123.762 donne appartenenti a due sistemi sanitari che avevano eseguito mammografie di screening. La calcificazione arteriosa mammaria è stata quantificata mediante una rete neurale di tipo transformer impiegata per la segmentazione delle immagini. La severità è stata poi classificata in quattro categorie: assente, lieve, moderata e severa, in base all’estensione misurata in millimetri quadrati. Gli autori hanno utilizzato analisi di Kaplan–Meier, modelli di Cox e modelli competitivi di Fine–Gray per valutare l’associazione tra calcificazioni e comparsa di eventi cardiovascolari avversi maggiori.
Le calcificazioni arteriose mammarie sono risultate presenti nel 16,1% delle donne della coorte interna e nel 20,6% di quelle della coorte esterna. Il dato più rilevante è che questa misura ha fornito un valore prognostico significativo aggiuntivo rispetto al punteggio PREVENT. Dopo aggiustamento per PREVENT è emersa una chiara relazione dose-risposta: rispetto alle donne senza calcificazioni, quelle con calcificazioni lievi presentavano un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, rischio che cresceva ulteriormente nelle forme moderate e raggiungeva i valori più elevati nelle forme severe. Nella coorte interna gli hazard ratio per qualunque MACE erano pari a 1,32 per il grado lieve, 1,75 per il moderato e 3,29 per il severo; nella coorte esterna i corrispondenti valori erano 1,28, 1,79 e 2,80. Inoltre, ogni incremento di 1 millimetro quadrato dell’area di calcificazione si associava a un aumento aggiuntivo del rischio di MACE compreso tra il 2% e il 3%, con significatività statistica elevata.
Nel complesso, i risultati indicano che la quantificazione automatica delle calcificazioni arteriose mammarie rappresenta un predittore indipendente di eventi cardiovascolari maggiori e mortalità, aggiungendo informazioni utili alla stratificazione del rischio già fornita dal punteggio PREVENT. Secondo gli autori, questo approccio potrebbe trasformare la mammografia di routine in un’occasione per identificare precocemente le donne a più alto rischio cardiovascolare, senza esposizione radiologica aggiuntiva, favorendo così interventi preventivi più tempestivi ed efficaci.
Fonte: European Heart Journal, 2026
https://academic.oup.com/eurheartj/advance-article/doi/10.1093/eurheartj/ehag128/8501420