Tutte le agende nel Cup, percorsi di tutela per i pazienti e chi non disdice la prenotazione dovrà pagare il ticket
Via libera dalla Conferenza Stato-Regioni al nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028. Il Piano, che archivia il precedente PNGLA 2019-2021, si pone l’obiettivo di superare un modello finora giudicato troppo centrato sull’offerta, introducendo un approccio più strutturato al governo della domanda, all’appropriatezza prescrittiva, alla trasparenza delle agende e alla presa in carico del cittadino.
“L’approvazione in Conferenza Stato-Regioni del Piano Nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028 (Pngla) è una bella notizia per il Servizio Sanitario Nazionale. È un via libera che rafforza ulteriormente la nostra capacità di dare risposte ai cittadini nei tempi giusti”. Lo dichiara il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che prosegue: “Con il nuovo Piano compiamo un ulteriore passo in avanti nella costruzione di un sistema più efficiente, trasparente, equo e orientato ai bisogni dei cittadini”.
Il Piano, approvato ieri in Conferenza Stato-Regioni, in coerenza con il decreto-legge sulle liste di attesa n. 73 del 2024, convertito nella legge 107 del 29 luglio 2024, “conferma il cambio di paradigma sulle liste di attesa che come governo abbiamo portato avanti sin dal nostro insediamento”, spiega il Ministro.
Il documento non interviene, infatti, solo sul tema dell’aumento dell’offerta di prestazioni, ma sul governo della domanda attraverso: appropriatezza prescrittiva, unificazione delle agende di prenotazione, rafforzamento dei percorsi di tutela, sistema di monitoraggio e trasparenza dei dati. Il Pngla prevede ora che le Regioni adottino, entro 120 giorni, a loro volta specifici piani operativi con un aggiornamento annuale sull’attuazione delle misure previste.
“Ringrazio le Regioni per aver lavorato con spirito costruttivo alla realizzazione di questo importate traguardo nell’interesse esclusivo del diritto alla salute”, conclude Schillaci.
“Un Piano atteso – sottolineano le Regioni in una nota – che si prefigge di migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie, ridurre i tempi di attesa, garantire cure di qualità e assicurare ai cittadini servizi più omogenei in tutte le Regioni”.
Alla luce degli obiettivi del Piano, le Regioni rimarcano “l’importanza che sia garantito un confronto costante sia con Agenas sia con il Ministero della Salute finalizzato a due obiettivi: da un lato, verificare la congruità delle risorse economiche che saranno necessarie per l’attuazione del Piano, data la clausola di invarianza finanziaria inserita, e dall’altro lato, accertarsi dell’adeguatezza delle misure che saranno messe in atto per migliorare l’appropriatezza prescrittiva”.
Uno dei cardini della nuova governance è l’obbligo per Regioni e Province autonome di far confluire nei sistemi Cup tutte le agende di prenotazione, comprese quelle della libera professione intramuraria. L’obiettivo è costruire un sistema unico di lettura e governo dell’offerta, capace di includere attività pubblica, privato accreditato e intramoenia, rendendo tracciabile la disponibilità delle prestazioni e i tempi effettivi di accesso.
Il Piano, per la cui attuazione non devono derivare nuovi o maggiori oneri rispetto alla legislazione vigente, assegna un ruolo centrale alla Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, istituita presso Agenas e utilizzata dal Ministero della Salute. La PNLA dovrà interoperare con le piattaforme regionali e con i Cup, con l’obiettivo di produrre un cruscotto nazionale per la governance delle liste d’attesa attraverso dati tempestivi. Attraverso la piattaforma sarà possibile monitorare la disponibilità delle agende prenotabili, distinguendo tra Ssn, Alpi e privato accreditato, e seguire gli indicatori relativi ai tempi di attesa per classe di priorità.
Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto di adozione del PNGLA, le Regioni e le Province autonome dovranno adottare i propri Piani regionali di governo delle liste d’attesa, con aggiornamento annuale. Nei Piani regionali dovranno essere indicati gli ambiti territoriali di garanzia, le modalità di organizzazione dei Cup, l’interoperabilità con la PNLA, la dematerializzazione delle prescrizioni, la gestione dei percorsi di tutela e le azioni di monitoraggio.
Il nuovo PNGLA conferma e rafforza l’obbligatorietà, nelle prescrizioni e prenotazioni di specialistica ambulatoriale, di tre elementi: la distinzione tra primo accesso e accesso successivo, la classe di priorità per le prestazioni di primo accesso e il quesito diagnostico. Le classi di priorità restano quattro: U, da eseguire entro 72 ore; B, entro 10 giorni; D, entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; P, entro 120 giorni. Il documento prevede che le prestazioni urgenti abbiano percorsi semplificati di accesso per garantire il rispetto del tempo massimo.
Il quesito diagnostico diventa una leva decisiva non solo per la prenotabilità della prestazione, ma anche per la valutazione dell’appropriatezza e per la programmazione dell’offerta. Il medico prescrittore dovrà indicarlo sempre, sia per i primi accessi sia per gli accessi successivi. Il Piano prevede inoltre che si vada verso un sistema nazionale di codifica e classificazione dei quesiti diagnostici, univoco e vincolante per tutti i prescrittori.
Sul versante dell’appropriatezza, il Piano valorizza linee guida, buone pratiche clinico-assistenziali e metodo RAO. Presso Agenas dovrà essere istituito, entro 60 giorni dall’approvazione del PNGLA, il Tavolo permanente dei RAO, con rappresentanti di Ministero, Istituto superiore di sanità, Regioni, Province autonome e associazioni dei cittadini. Il Tavolo avrà anche il compito di coordinare la definizione dei quesiti diagnostici secondo standard nazionali.
Il documento interviene anche sui percorsi di tutela. Se una prestazione di primo accesso non può essere garantita nei tempi massimi previsti dalla classe di priorità, l’Azienda sanitaria di appartenenza del paziente dovrà attivare un percorso di presa in carico per soddisfare la richiesta. Il cittadino ha diritto alla prestazione nei tempi massimi e la ricerca di soluzioni alternative non deve ricadere su di lui.
Tra gli strumenti previsti vi sono la ridefinizione dei volumi di attività delle strutture pubbliche e private accreditate, la riprogrammazione delle ore di specialistica ambulatoriale interna, il ricorso a prestazioni aggiuntive e l’incremento delle ore degli specialisti ambulatoriali. Il Piano contempla anche l’uso di preliste o liste di tutela, ma ne disciplina i tempi: il cittadino dovrà essere richiamato entro massimo 5 giorni per le priorità B, 10 giorni per le visite D, 15 giorni per la diagnostica D e 30 giorni per le priorità P. Le preliste non potranno essere utilizzate per le urgenze.
Un capitolo specifico riguarda il Cup. Il sistema dovrà gestire l’intera offerta, comprendendo Ssn, regime convenzionato e intramoenia, e dovrà supportare la programmazione dell’offerta e la comunicazione ai cittadini. Viene ribadito il divieto inderogabile di chiusura o indisponibilità delle agende di prenotazione presso tutte le strutture pubbliche e private accreditate. Il controllo sarà affidato ad Agenas nell’ambito della PNLA, con possibilità di audit nei confronti delle Regioni e delle Province autonome in caso di inefficienze o anomalie.
Il Piano introduce inoltre un sistema di recall e disdetta delle prenotazioni. Il Cup dovrà ricordare all’assistito la data della prestazione e chiedere conferma o cancellazione almeno due giorni lavorativi prima dell’erogazione, anche da remoto. In caso di mancata presentazione senza giustificata disdetta, salvo forza maggiore o impossibilità sopravvenuta, l’assistito, anche se esente, sarà tenuto al pagamento della quota ordinaria di partecipazione al costo della prestazione prenotata e non usufruita. Le Regioni dovranno disciplinare con propri atti le modalità operative, le cause di giustificazione, l’applicazione della sanzione e l’utilizzo delle somme riscosse.
Il PNGLA dedica ampio spazio anche ai ricoveri programmati. L’inserimento in lista dovrà avvenire dopo la valutazione dello specialista e previa informativa al paziente, con una “accettazione consapevole” delle condizioni di offerta. Da quella data decorrerà il calcolo del tempo di attesa. Le liste dovranno essere gestite in modo trasparente, con indicazione dell’intervento monitorato e della classe di priorità.
Per i ricoveri programmati viene introdotto il modello dei Raggruppamenti di attesa omogenei, i RAO ricoveri, con l’obiettivo di uniformare a livello nazionale l’attribuzione delle classi di priorità sulla base di criteri clinici espliciti. La valutazione dovrà considerare tipologia di intervento, diagnosi, età, genere, comorbidità rilevanti ed eventuali caratteristiche sociali particolarmente impattanti. Entro 60 giorni dall’emanazione del Piano dovrà essere attivato un tavolo tecnico per lo sviluppo della procedura.
Il Piano valorizza inoltre il ruolo delle strutture territoriali previste dal DM 77, dalle Case della comunità agli Ospedali di comunità, dalla rete delle cure palliative all’assistenza domiciliare integrata, fino alla farmacia dei servizi. Le Case della comunità dovranno contribuire all’erogazione di prestazioni diagnostiche di base, servizi specialistici per patologie ad alta prevalenza e servizi infermieristici per la gestione delle cronicità, con un impatto atteso sulla riduzione delle liste d’attesa presso gli erogatori tradizionali.
La telemedicina entra tra gli strumenti per migliorare l’accesso e l’appropriatezza. Televisite e teleconsulti vengono indicati come modalità utili per ridurre gli spostamenti, facilitare il follow up, ottimizzare gli accessi e supportare le decisioni cliniche tra professionisti, soprattutto per le prestazioni più critiche.
Infine, il PNGLA prevede un capitolo sulla comunicazione ai cittadini. Saranno rivisti i glossari tecnici e quelli rivolti agli utenti, con indicazioni su diritti e doveri. Il Piano prevede una campagna di comunicazione istituzionale, iniziative social, diffusione tramite portali istituzionali e materiale informativo da distribuire nei luoghi di erogazione delle prestazioni, negli studi dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e nelle farmacie.
Il nuovo Piano prova dunque a costruire una filiera più integrata: dalla prescrizione alla prenotazione, dal monitoraggio delle agende alla presa in carico, dai percorsi di tutela alla comunicazione al cittadino. La sfida, come sempre, sarà la sua concreta attuazione nei sistemi regionali, chiamati ora a tradurre le nuove regole in Piani operativi entro quattro mesi dall’adozione del decreto.
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