Nuovo piano globale per ridurre i decessi
L’emorragia post-partum continua a rappresentare una delle emergenze ostetriche più gravi a livello mondiale. Secondo una nuova serie di articoli pubblicata su The Lancet, questa complicanza colpisce ogni anno circa 27 milioni di donne, provoca quasi 43mila decessi e genera un impatto economico superiore ai 10 miliardi di dollari annui per sistemi sanitari, Paesi e famiglie.
La pubblicazione, realizzata da ricercatori del Programma speciale delle Nazioni Unite per la ricerca, lo sviluppo e la formazione alla ricerca sulla riproduzione umana (HRP), dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Università di Oxford, propone un profondo cambiamento nell’approccio alla prevenzione, alla diagnosi e al trattamento di quella che resta una delle principali cause di morte materna nel mondo.
Cambiare il modo di riconoscere l’emorragia
Uno dei messaggi centrali della Serie riguarda la necessità di intervenire prima e più rapidamente. Gli autori evidenziano l’importanza di applicare le più recenti linee guida consolidate per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dell’emorragia post-partum.
Tra gli elementi innovativi viene raccomandato di considerare necessario il trattamento già quando la perdita ematica raggiunge i 300 millilitri, se accompagnata da alterazioni dei parametri vitali della donna. Un approccio che mira ad anticipare la risposta clinica e a evitare che il quadro evolva verso forme più gravi.
La Serie mette inoltre in discussione una pratica storicamente diffusa nelle sale parto: la stima visiva della quantità di sangue perso. Secondo gli autori, questo metodo si dimostra ampiamente inaffidabile e porta a non riconoscere circa la metà dei casi di emorragia post-partum. Per questo motivo viene raccomandato l’utilizzo sistematico di teli graduati per la raccolta e la misurazione del sangue, che consentono una valutazione oggettiva e più accurata della perdita ematica.
Le opportunità mancate nella prevenzione
Gli esperti sottolineano che una quota significativa del problema potrebbe essere affrontata prima ancora che l’emorragia si manifesti. Ridurre l’anemia in gravidanza, soddisfare il bisogno insoddisfatto di contraccezione, evitare tagli cesarei non necessari dal punto di vista medico e garantire a tutte le donne la somministrazione di farmaci uterotonici efficaci dopo il parto “potrebbero ridurre in modo sostanziale il peso globale dell’emorragia post-partum”.
Il protocollo MOTIVE: fino al 60% in meno per il rischio di progressione verso un’emorragia potenzialmente fatale.
Particolare attenzione viene dedicata a un pacchetto terapeutico integrato di prima risposta, denominato MOTIVE, che secondo la Serie potrebbe cambiare radicalmente gli esiti clinici.
Il protocollo prevede che ogni donna con emorragia post-partum riceva immediatamente cinque interventi essenziali: massaggio uterino, somministrazione di un farmaco uterotonico, acido tranexamico, fluidi per via endovenosa e valutazione della fonte del sanguinamento.
L’applicazione tempestiva di questo approccio potrebbe ridurre fino al 60% il rischio di progressione verso un’emorragia potenzialmente fatale.
Un aspetto considerato particolarmente rilevante dagli autori è che il protocollo è stato progettato per essere attuato immediatamente dagli operatori sanitari in prima linea, comprese ostetriche e infermieri, senza attendere la valutazione di uno specialista.
Una corsa contro il tempo
La Serie descrive l’emorragia post-partum come una vera e propria corsa contro il tempo. Gli autori identificano sei ritardi critici lungo il percorso assistenziale che possono influenzare in modo decisivo la sopravvivenza della donna.
I ritardi riguardano la diagnosi, l’avvio del trattamento, l’intensificazione delle cure e l’accesso ai prodotti ematici necessari per la gestione dell’emorragia. Secondo i ricercatori, nell’attuale contesto caratterizzato dalla disponibilità di farmaci efficaci, strumenti diagnostici semplici e protocolli terapeutici supportati da solide evidenze scientifiche, nessuna donna dovrebbe perdere la vita a causa di un’assistenza arrivata troppo tardi.
L’appello a governi e sistemi sanitari
La sfida principale individuata dalla Serie è ora quella dell’implementazione delle conoscenze disponibili.Gli autori invitano governi, sistemi sanitari, associazioni professionali, finanziatori e comunità internazionale della salute a considerare l’emorragia post-partum una priorità urgente.
L’obiettivo è garantire che ogni struttura in cui si assiste un parto disponga degli strumenti necessari, che il personale sanitario sia messo nelle condizioni di intervenire tempestivamente e che gli interventi dimostratisi efficaci vengano adottati su larga scala.
Secondo la Serie, l’applicazione sistematica di queste strategie potrebbe consentire di salvare migliaia di vite ogni anno e ridurre in modo significativo il peso globale di una delle complicanze più letali associate alla nascita.
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