Virus Shamonda. In Francia il primo caso al mondo di infezione umana. Ecdc monitora la situazione
Per la prima volta al mondo è stata segnalata un’infezione umana da virus Shamonda (SHAV), un agente patogeno […]
L’integrazione di parametri retinici non invasivi migliora la stratificazione del rischio di diabete mellito gestazionale nelle prime fasi della gravidanza. I dati provengono da uno studio di coorte prospettico pubblicato sulla rivista Cardiovascular Diabetology, mirato a valutare se tali indicatori ottici possano ottimizzare i modelli predittivi esistenti senza ricorrere a biomarcatori ematici complessi o costosi.
L’indagine ha raccolto caratteristiche demografiche, indici del metabolismo glicolipidico e immagini retiniche a 11-13 settimane più sei giorni di gestazione. L’endpoint primario era la diagnosi di diabete gestazionale stabilita mediante curva da carico orale di glucosio a 24-28 settimane. La selezione delle variabili è avvenuta tramite regressione LASSO, mentre lo sviluppo del modello integrato denominato LIGHT è stato condotto testando sei algoritmi di apprendimento automatico: regressione logistica, random forest, extreme gradient boosting, categorical boosting (CatBoost), adaptive boosting e macchine a vettori di supporto. Le prestazioni predittive sono state misurate con l’area sotto la curva ROC e interpretate tramite il metodo SHAP. Il valore incrementale dei parametri retinici è stato quantificato mediante il miglioramento netto della riclassificazione e il miglioramento integrato della discriminazione, ponendo a confronto il modello LIGHT con modelli basati solo su dati demografici, su variabili glicolipidiche o su sole caratteristiche retiniche.
Su 2.114 partecipanti arruolate, 1.774 gravidanze sono state incluse nell’analisi finale, con 324 diagnosi di diabete gestazionale, corrispondenti al 18,3% della coorte. La procedura LASSO ha selezionato sedici variabili complessive, comprendenti cinque elementi basali, tre metabolici e otto parametri retinici. L’algoritmo CatBoost ha mostrato le prestazioni migliori. I sei fattori con peso maggiore nell’analisi SHAP sono risultati indice di massa corporea, indice trigliceridi-glucosio, età, emoglobina glicata, deviazione standard della deviazione angolare e tortuosità basata sull’angolo. Il modello integrato ha raggiunto un’area sotto la curva di 0,762 (intervallo di confidenza al 95% tra 0,703 e 0,821), valore superiore a quello del modello basale (0,687) e del modello basato solo sui parametri oculari (0,619). Sebbene la differenza di area sotto la curva rispetto al modello glicolipidico (0,716) non abbia raggiunto la significatività statistica, il modello LIGHT ha prodotto una riclassificazione positiva degli eventi con un event-NRI di 0,719, a fronte di un NRI continuo globale pari a -0,198 e di un IDI pari a -0,039.
Gli autori concludono che il modello LIGHT evidenzia la capacità dei tratti retinici non invasivi di affinare la stratificazione precoce del rischio di diabete gestazionale, proponendosi come approccio complementare per lo screening prenatale.
Fonte: Cardiovasc Diabetol 2026
https://link.springer.com/article/10.1186/s12933-026-03369-9