Preservazione della fertilità nel tumore al seno: 50 raccomandazioni dalle evidenze disponibili

La preservazione della fertilità rappresenta un tema centrale nella gestione delle giovani pazienti con tumore al seno, soprattutto alla luce del miglioramento della sopravvivenza e della crescente attenzione alla qualità di vita dopo le cure. Una revisione sistematica pubblicata su Breast Cancer Research and Treatment ha sintetizzato le migliori evidenze disponibili per supportare medici e pazienti nella pianificazione di percorsi riproduttivi personalizzati.

Lo studio, condotto da ricercatori cinesi, ha raccolto e valutato la letteratura disponibile fino a luglio 2025, seguendo il modello delle risorse di evidenza “6S” e utilizzando il sistema JBI per la classificazione delle evidenze e delle raccomandazioni.

Nel complesso sono state incluse 47 pubblicazioni: 14 linee guida cliniche, 9 consensus di esperti, 7 pratiche raccomandate e 17 revisioni sistematiche. Da questa base documentale gli autori hanno ricavato 50 raccomandazioni pratiche, organizzate in 10 aree principali.

Le aree considerate comprendono i fattori legati ai trattamenti oncologici che possono compromettere la fertilità, la valutazione del rischio di danno gonadico, la gestione del rischio genetico, il counseling sulla preservazione della fertilità, l’identificazione delle pazienti candidate, i protocolli clinici disponibili, il rapporto tra chirurgia e fertilità, la gestione della gravidanza dopo il trattamento, l’allattamento e la contraccezione.

Il messaggio centrale è che la preservazione della fertilità non dovrebbe essere affrontata come tema accessorio o rinviato a fine trattamento. Al contrario, deve entrare precocemente nel percorso decisionale, idealmente prima dell’avvio delle terapie potenzialmente gonadotossiche.

Tra gli aspetti più rilevanti vi sono la necessità di informare tempestivamente le pazienti, valutare il rischio individuale in base a età, riserva ovarica, tipo di trattamento e profilo genetico, e discutere le opzioni disponibili, come crioconservazione di ovociti o embrioni, crioconservazione del tessuto ovarico, soppressione ovarica farmacologica e strategie riproduttive post-trattamento.

La revisione sottolinea anche l’importanza di un approccio multidisciplinare. Oncologi, specialisti della fertilità, genetisti, chirurghi, infermieri e psicologi dovrebbero collaborare per costruire un piano realmente personalizzato, capace di bilanciare sicurezza oncologica, tempi del trattamento e desiderio di genitorialità.

Secondo gli autori, questa sintesi può aiutare il personale medico a sviluppare percorsi più omogenei e basati sulle evidenze, riducendo la frammentazione delle indicazioni oggi disponibili. Il valore pratico dello studio sta proprio nell’organizzare in modo chiaro le raccomandazioni già presenti in letteratura, offrendo una guida utile alla decisione clinica.

Nel complesso, la revisione conferma che nelle giovani pazienti con tumore al seno la tutela della fertilità deve essere parte integrante del percorso oncologico. L’obiettivo non è solo aumentare la sopravvivenza, ma consentire alle pazienti, quando possibile e sicuro, di preservare anche le prospettive di maternità futura.

Fonte: Breast Cancer Research and Treatment, 2026

https://link.springer.com/article/10.1007/s10549-026-07901-z

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