Sovrappeso e obesità nell’infanzia associati a una minore probabilità di avere figli in età adulta

Sovrappeso e obesità durante l’infanzia potrebbero essere associati agli esiti riproduttivi molti anni più tardi. È quanto emerge da uno studio di coorte danese pubblicato su JAMA Network Open, che ha analizzato le traiettorie dell’indice di massa corporea (BMI) tra i 6 e i 15 anni e la successiva probabilità di avere un figlio o ricevere una diagnosi di infertilità. Lo studio ha coinvolto oltre 60 mila donne nate a Copenaghen tra il 1950 e il 1989 e seguite, attraverso i registri sanitari nazionali, fino al 2022.

Nell’analisi relativa alle nascite sono state incluse 60.864 donne, delle quali 47.669, pari al 78,3%, hanno avuto almeno un figlio, a un’età mediana di 27,2 anni. I ricercatori hanno individuato cinque diverse traiettorie di BMI durante l’infanzia – inferiore alla media, media, superiore alla media, sovrappeso e obesità – sulla base delle misurazioni di altezza e peso effettuate durante gli anni scolastici. Solo il 3,8% delle partecipanti rientrava nella traiettoria caratterizzata da obesità.

La principale evidenza riguarda proprio le donne con sovrappeso o obesità nell’infanzia. Tra i 18 e i 24 anni la probabilità di avere un figlio era sostanzialmente simile a quella delle donne con BMI medio, mentre la differenza diventava evidente con l’avanzare dell’età. Per le donne con una traiettoria di obesità infantile, tra 25 e 29 anni l’hazard ratio per il parto era pari a 0,78 rispetto al gruppo con BMI medio, scendeva a 0,58 tra 30 e 34 anni e a 0,56 tra 35 e 45 anni. Un andamento analogo, anche se meno pronunciato, è stato osservato nelle donne con una traiettoria di sovrappeso.

Il quadro cambia, però, quando si considera direttamente l’infertilità. Tra le 58.148 donne incluse nell’analisi dell’infertilità primaria, 5.381 hanno ricevuto una diagnosi, mentre nell’analisi complessiva dell’infertilità sono stati registrati 6.961 casi su 63.066 donne. Nel complesso, le traiettorie di BMI infantile non risultavano associate a un maggiore rischio di infertilità. Per l’obesità infantile è stata addirittura osservata una minore probabilità di diagnosi di infertilità primaria, un risultato che gli stessi autori invitano però a interpretare con cautela: potrebbe infatti riflettere differenze nell’accesso ai servizi per la fertilità più che un reale effetto biologico protettivo.

Secondo i ricercatori, i risultati suggeriscono quindi che un BMI elevato durante l’infanzia sia associato soprattutto alla probabilità e alla tempistica della maternità, senza dimostrare un aumento delle diagnosi di infertilità. I possibili meccanismi possono essere sia biologici sia sociali: l’eccesso di adiposità potrebbe influenzare l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, la qualità ovocitaria e l’endometrio, mentre fattori legati alle relazioni e alle scelte riproduttive potrebbero contribuire alle differenze osservate. Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto causale, ma gli autori sottolineano l’importanza di considerare la salute riproduttiva femminile in una prospettiva di lungo periodo, già a partire dall’infanzia.

Fonte: JAMA Network, 2026
https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2852425

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