SLA: la forma del declino clinico individua nuovi fenotipi
L’analisi della forma della traiettoria del declino clinico consente di identificare fenotipi distinti nei pazienti con sclerosi laterale amiotrofica. Il […]
I disturbi dell’umore, tra cui il disturbo depressivo maggiore e il disturbo bipolare, figurano tra le principali cause di disabilità a livello mondiale, esordendo spesso nelle prime fasi della vita e seguendo un decorso cronico e recidivante. Lo sviluppo di tali disturbi è influenzato da un’ampia gamma di fattori di rischio familiari, ambientali, clinici e genetici.
Negli ultimi anni, le tecniche di neuroimaging hanno svolto un ruolo chiave nell’individuare i biomarcatori di vulnerabilità tra i soggetti a rischio elevato, con l’obiettivo di migliorare la diagnosi precoce e gli interventi preventivi.
Un’equipe di ricercatori ha effettuato una revisione sistematica con lo scopo di consolidare i reperti di neuroimaging nelle popolazioni vulnerabili ai disturbi dell’umore, ponendo una particolare attenzione alla resilienza come modello complementare a quello del rischio, quest’ultimo oggetto storicamente di un interesse di ricerca molto più marcato. In conformità con le linee guida PRISMA 2020, sono state interrogate le banche dati PubMed, Embase e Scopus, applicando una procedura di screening indipendente in doppio cieco, per identificare gli studi pertinenti in base a criteri di inclusione ed esclusione predefiniti.
Alla fine, gli esperti hanno selezionato 31 studi ritenuti idonei. La sintesi dei risultati evidenzia marcatori neurobiologici di resilienza, tra cui il mantenimento della funzione fronto-limbica sia a riposo (resting-state) sia durante l’esecuzione di compiti (task-related), una maggiore connettività all’interno dei circuiti neurali preposti alla regolazione emotiva e l’integrità strutturale nelle regioni prefrontali. Questi elementi potrebbero sottendere il funzionamento adattivo nei soggetti ad alto rischio di sviluppare disturbi dell’umore.
Fonte: Psychiatry Res Neuroimaging. 2026
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0925492726002015?via%3Dihub