Valori più alti del rapporto trigliceridi/HDL sono associati a maggior rischio di diabete

Secondo uno studio pubblicato su Archives of Endocrinology and Metabolism, un rapporto più elevato tra trigliceridi (TG) e colesterolo lipoproteico ad alta densità (HDL-C) si associa a un aumento del rischio di sviluppare diabete mellito in una coorte prospettica cinese.

Chunhui Yin, del Tangshan Gongren Hospital di Tangshan, in Cina, e primo autore del documento, spiega che il rapporto trigliceridi/colesterolo HDL è un indicatore semplice, ricavabile dai comuni esami lipidici, e viene spesso considerato un possibile marcatore indiretto di alterazioni metaboliche, insulino-resistenza e rischio cardiometabolico. Rispetto ai singoli valori lipidici, questo rapporto integra due dimensioni del profilo metabolico: l’aumento dei trigliceridi e la riduzione del colesterolo HDL, frequentemente osservati nei soggetti con maggiore vulnerabilità metabolica. I ricercatori hanno quindi esaminato l’associazione tra il rapporto trigliceridi/colesterolo HDL e l’insorgenza di diabete mellito all’interno di una coorte prospettica in corso in Cina.

Per valutare il legame con l’insorgenza di diabete, i ricercatori hanno analizzato raccolti in uno studio prospettico di coorte cinese. I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi in base ai quartili del rapporto trigliceridi/HDL-C. L’incidenza cumulativa di diabete durante il follow-up è stata stimata con il metodo di Kaplan-Meier, mentre il rischio di nuova diagnosi di diabete è stato valutato con modelli di Cox, aggiustati per potenziali fattori confondenti. È stata inoltre condotta un’analisi di sensibilità per ridurre il possibile effetto di causalità inversa. Durante un follow-up mediano di 13,67 anni, 38.210 individui hanno sviluppato diabete mellito. Ebbene, le curve di Kaplan-Meier hanno mostrato un aumento del rischio di diabete nel tempo in relazione ai quartili basali del rapporto trigliceridi/HDL-C. L’incidenza cumulativa di diabete nei quartili dal primo al quarto era rispettivamente del 40,95%, 42,04%, 41,42% e 44,38%. Dopo aggiustamento per i potenziali fattori confondenti, il rischio di sviluppare diabete risultava più alto nei quartili superiori rispetto al quartile più basso. Gli hazard ratio erano pari a 1,045 per il secondo quartile, 1,026 per il terzo e 1,095 per il quarto, con un trend statisticamente significativo.

I risultati sono rimasti coerenti anche nelle analisi di sensibilità, rafforzando la robustezza dell’associazione osservata. In particolare, il quartile più elevato del rapporto trigliceridi/HDL-C manteneva un rischio significativamente aumentato di nuova diagnosi di diabete, con hazard ratio pari a 1,095. Il rapporto trigliceridi/HDL-C potrebbe rappresentare un indicatore facilmente disponibile per identificare soggetti con maggiore rischio futuro di diabete. Pur mostrando un incremento del rischio di entità contenuta, il dato assume rilievo perché deriva da un follow-up lungo e da un numero elevato di casi incidenti. Gli autori non indicano tuttavia un rapporto causale diretto e concludono che il rapporto TG/HDL-C debba essere interpretato come un marcatore di rischio, non come un fattore causale dimostrato. Secondo gli esperti, saranno necessari ulteriori studi per chiarire se l’integrazione di questo indice nei modelli di stratificazione possa migliorare l’identificazione precoce dei soggetti a rischio e guidare interventi mirati su stile di vita, peso corporeo, attività fisica e salute metabolica.

Fonte: Arch Endocrinol Metab. 2026

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13390902

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