Vitamina D e carcinoma vescicale: bassi livelli sierici associati a un maggior rischio

Una umbrella review pubblicata nel 2026 su Cancer Medicine ha valutato l’associazione tra vitamina D e rischio di carcinoma vescicale, prendendo in considerazione tre aspetti: i livelli sierici di vitamina D, l’assunzione attraverso la dieta e l’eventuale supplementazione. L’obiettivo degli autori era sintetizzare le evidenze già disponibili e chiarire il rapporto tra stato vitaminico D e rischio di sviluppare carcinoma vescicale.

La revisione ha incluso otto studi, selezionati da più database biomedici. Gli autori hanno valutato la qualità metodologica degli studi inclusi e hanno considerato anche il grado di sovrapposizione tra gli studi primari presenti nelle diverse revisioni analizzate, pari al 15,5%. Tutti gli studi inclusi in questa revisione hanno dimostrato un’adeguata qualità metodologica e un basso rischio di bias, con un punteggio medio del 94,3% (intervallo: 81,8%–100%). È stata inoltre rilevata una significativa eterogeneità tra gli studi per disegno, popolazioni considerate e modalità di misurazione della vitamina D.

Per la sintesi quantitativa sono state condotte due meta-analisi di secondo ordine. Nella prima, dedicata ai livelli sierici adeguati o più elevati di vitamina D, valori pari o superiori a 30 nmol/L sono risultati associati a una riduzione del rischio non statisticamente significativa (RR = 0,86; IC 95%: 0,63–1,16). Questo dato indica una possibile riduzione del rischio, ma non consente di trarre conclusioni definitive.

La seconda meta-analisi ha valutato l’associazione tra bassi livelli sierici di vitamina D e rischio di carcinoma vescicale. In questo caso, livelli inferiori a 30 nmol/L sono risultati significativamente associati a un aumento del rischio del 32% rispetto ai livelli considerati adeguati (RR = 1,32; IC 95%: 1,27–1,38).

Più incerto il quadro relativo all’assunzione di vitamina D attraverso la dieta e alla supplementazione. Secondo gli autori, le evidenze disponibili sono inconsistenti: alcune analisi suggeriscono un possibile effetto protettivo modesto, soprattutto in combinazione con specifici profili nutrizionali, ma i dati complessivi non permettono di definire con chiarezza il ruolo dell’apporto alimentare o degli integratori nella riduzione del rischio di carcinoma vescicale.

Nel complesso, la revisione conclude che bassi livelli sierici di vitamina D sono associati in modo consistente a un aumento del rischio di carcinoma vescicale. Il mantenimento di livelli superiori a 30 nmol/L potrebbe offrire una certa protezione, ma questa indicazione richiede ulteriori conferme. Gli autori sottolineano inoltre che il ruolo della dieta e della supplementazione resta inconclusivo.

Per chiarire meglio il ruolo della vitamina D nella prevenzione del carcinoma vescicale, gli autori indicano la necessità di studi futuri con metodi standardizzati di misurazione, capaci di distinguere tra vitamina D totale e vitamina D libera e di valutare le differenze tra popolazioni. Solo ulteriori studi ben disegnati potranno definire con maggiore precisione se e in quale misura la vitamina D possa avere un ruolo preventivo in questo ambito.

Fonte: Cancer Medicine, 2026

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/cam4.71672

Potrebbe interessarti

Contenuti simili

I più visti