Strategie CBT e contenuti di gestione della salute contro la paura di recidiva nel carcinoma mammario
Il dibattito sull’ottimizzazione dello screening del carcinoma mammario si arricchisce di nuove evidenze grazie a uno studio clinico […]
Il dibattito sull’ottimizzazione dello screening del carcinoma mammario si arricchisce di nuove evidenze grazie a uno studio clinico randomizzato, multicentrico e pragmatico pubblicato nel 2026 su JAMA. L’obiettivo era valutare se un modello di screening basato sul rischio individuale potesse rappresentare un’alternativa allo screening mammografico annuale.
Lo studio ha coinvolto 28.372 donne di età compresa tra i 40 e i 74 anni, arruolate negli Stati Uniti tra il 2016 e il 2023 e randomizzate a screening annuale o a screening personalizzato basato sul rischio. Un ulteriore gruppo di oltre 18.000 donne che ha rifiutato la randomizzazione è stato seguito in una coorte osservazionale.
Nel braccio personalizzato, le partecipanti sono state stratificate in diverse categorie di rischio, con intensità di screening variabile: dal monitoraggio intensivo con mammografia e risonanza magnetica nei soggetti ad alto rischio, fino al rinvio dello screening nelle donne a basso rischio.
Dopo un follow-up mediano di 5,1 anni, l’analisi ha mostrato la non-inferiorità dello screening basato sul rischio nell’identificazione di tumori in stadio =IIB. Il tasso è risultato pari a 30,0 per 100.000 anni-persona nel gruppo personalizzato, rispetto a 48,0 nel gruppo sottoposto a screening annuale.
Nonostante un numero inferiore di mammografie nel gruppo personalizzato, il tasso di biopsie non si è ridotto in modo significativo, indicando che la diminuzione degli esami di screening non si traduce automaticamente in una riduzione delle procedure invasive.
Parallelamente, è stata osservata un’elevata accettazione del modello: nella coorte osservazionale, l’89% delle donne ha optato per un approccio basato sul rischio.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’utilizzo di modelli di rischio individuale, che integrano fattori clinici e genetici, possa consentire una modulazione dell’intensità dello screening senza ridurre l’efficacia nella rilevazione di tumori clinicamente rilevanti. Tuttavia, il follow-up relativamente breve e l’uso di endpoint surrogati rendono necessari ulteriori dati, in particolare sulla mortalità, prima di un’eventuale applicazione su larga scala.
Fonte: JAMA, 2026
https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2842903