Analisi multimodale del ctDNA per rilevare malattia minima residua e rischio nel carcinoma ovarico

Il carcinoma ovarico epiteliale (EOC) in stadio avanzato continua a rappresentare una delle sfide cliniche più complesse in oncologia, principalmente a causa dell’elevato rischio di recidiva che caratterizza questa patologia. Ad oggi, i parametri post-chirurgici standard, come la valutazione del tumore residuo, non riescono a monitorare con precisione la malattia residua minima né a fornire dettagli sull’evoluzione genetica della neoplasia nel tempo. Per superare questi limiti, un nuovo studio, condotto da ricercatori italiani, ha esplorato le potenzialità della biopsia liquida attraverso un’analisi multimodale del DNA tumorale circolante (ctDNA). La ricerca ha indagato se l’integrazione della frazione tumorale (TF) con i profili frammentomici dell’intero genoma (PF) potesse affinare la stratificazione del rischio subito dopo l’intervento e permettere un monitoraggio costante durante l’intero iter terapeutico.

Il team di scienziati ha analizzato 393 campioni di plasma prelevati da 173 pazienti arruolati nello studio di fase IV MITO16a/MaNGO-OV2a. Hanno poi utilizzato tecniche di sequenziamento dell’intero genoma a bassa copertura (shallow whole-genome sequencing) subito dopo l’intervento chirurgico prima della chemioterapia (B1), al termine della chemioterapia (B2) e alla fine della terapia di mantenimento o al momento di un’eventuale progressione (B3). Già nel primo prelievo (B1), il ctDNA era rilevabile nel 97% delle pazienti, incluse quelle sottoposte a una rimozione chirurgica ottimale. La frazione tumorale (TF) si è dimostrata un indicatore più efficace dei parametri clinici tradizionali nel prevedere gli esiti di sopravvivenza. Inoltre, l’analisi dei profili frammentomici (PF) ha offerto un valore prognostico indipendente, mentre il modello combinato TF/PF ha permesso di individuare sottogruppi di pazienti con traiettorie cliniche ben distinte rispetto ai predittori clinici. Un dato di particolare rilievo riguarda l’evoluzione genetica: la profilazione longitudinale ha mostrato come il tumore cambi sotto trattamento, evidenziando la comparsa di specifiche alterazioni genetiche, come l’amplificazione ricorrente 19q13.42, nelle fasi più avanzate del trattamento.

In conclusione, lo studio conferma che la profilazione multimodale del ctDNA costituisce una strategia sensibile e non invasiva per monitorare la malattia residua minima. Questa tecnologia non solo migliora la valutazione prognostica oltre i fattori clinici e chirurgici, ma pone le basi per una gestione terapeutica personalizzata e tempestiva nel carcinoma ovarico avanzato guidata dalla medicina di precisione.

Fonte: ESMO, 2026

https://www.esmoopen.com/article/S2059-7029(26)00029-3/fulltext

Potrebbe interessarti

Contenuti simili

I più visti