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La malattia di Crohn (CD) rappresenta un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di tumori maligni dell’intestino, con una variabilità marcata in base alla localizzazione anatomica dell’infiammazione. È quanto emerge da una revisione sistematica e meta-analisi italiana, pubblicata nel 2026 su Journal of Crohn’s & Colitis, che ha incluso 27 studi epidemiologici basati sulla popolazione per quantificare l’associazione tra CD e rischio di cancro sito-specifico.
I dati mostrano un aumento sostanziale dell’incidenza tumorale nei pazienti con CD rispetto alla popolazione generale. Per il carcinoma colorettale (CRC), lo studio riporta un rapporto di incidenza standardizzato (SIR) aggregato di 2,20, indicando un rischio più che raddoppiato. Nello specifico, il rischio per il colon è di 2,06, mentre per il retto è di 1,75.
Il dato più rilevante riguarda il cancro del piccolo intestino (SBC), con un SIR aggregato di 17,18. La ricerca evidenzia come la localizzazione dell’infiammazione rappresenti il principale fattore predittivo del rischio:
Queste evidenze confermano il legame tra CD e oncogenesi intestinale e suggeriscono la necessità di strategie di screening personalizzate. La profilazione del rischio basata sulla sede della malattia potrebbe diventare lo standard per migliorare prevenzione e diagnosi precoce, in attesa di ulteriori studi volti a chiarire il ruolo dei fattori genetici e ambientali.
Fonte: Journal of Crohn’s & Colitis
https://academic.oup.com/ecco-jcc/article/20/2/jjag013/8505648