CPAP prolungata nei neonati pretermine riduce l’ipossiemia intermittente

Nei neonati pretermine stabili, prolungare la terapia CPAP riduce in modo significativo la frequenza e la durata dell’ipossiemia intermittente e aumenta l’ossigenazione media. La CPAP elettronica, dunque, è una strategia semplice e non farmacologica per ridurre l’ipossiemia intermittente durante un periodo critico dello sviluppo polmonare e cerebrale. A osservarlo è un gruppo guidato da Rachna Mamidi, dell’Università del Missouri (USA), che ha pubblicato i risultati di un’indagine ad hoc su The Journal of Pediatrics.

Obiettivo della ricerca era valutare l’impatto della CPAP prolungata (eCPAP) rispetto alla sua interruzione (dCPAP) sugli episodi di ipossiemia intermittente (IH), sulla durata dell’IH e sulla saturazione media di ossigeno (SpO2) in neonati pretermine stabili. L’analisi ha preso in considerazione neonati con età gestazionale =32 settimane che necessitavano di CPAP per almeno 24 ore e che soddisfacevano i criteri predefiniti di stabilità respiratoria a <35 settimane di età post-mestruale. I neonati sono stati randomizzati a 14 giorni di eCPAP o dCPAP.

Complessivamente, 50 neonati sono andati incontro a eCPAP e 45 a dCPAP. I neonati randomizzati a eCPAP hanno sperimentato un numero significativamente inferiore di episodi di IH (SpO2 <90% della durata di 10-300 secondi) rispetto a dCPAP (media 57,6 [SE 23,1] vs 151,7 [23,6]) per Mdiff di -94,1 (19,2) episodi per 24 ore, IC 95% [-132,2, -55,9], p <0,0001). eCPAP è stato associato a una SpO2 media più elevata nonostante l’assenza di utilizzo di ossigeno supplementare, un minor numero di episodi di IH in tutte le soglie e durate e una durata cumulativa di IH più breve. Inoltre, la capacità funzionale residua alla fine del trattamento era significativamente più elevata nel gruppo eCPAP e inversamente correlata al carico di IH (p =0,0016). L’analisi di mediazione, infine, ha dimostrato che il 66,3% dell’effetto del trattamento con eCPAP sulla riduzione di IH era mediato dall’aumento della SpO2.

Fonte: The Journal of Pediatrics, 2026

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0022347626001939

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