Prevalenza e fattori di rischio della fragilità cognitiva nello scompenso cardiaco

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata sulla rivista Frontiers in Cardiovascular Medicine ha esaminato la prevalenza e i fattori influenzanti la fragilità cognitiva nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico. La ricerca ha previsto il recupero di studi pertinenti da diverse banche dati scientifiche, tra cui Embase, Cochrane Library, PubMed, Web of Science, CINAHL, SinoMed, CNKI, VIP e Wanfang, attingendo alla letteratura prodotta dal momento del loro avvio fino a dicembre 2025. La selezione degli studi, l’estrazione dei dati e la valutazione della qualità metodologica sono state eseguite in modo indipendente da due ricercatori, mentre l’analisi statistica è stata condotta tramite il software Stata 15.0.

I ricercatori hanno incluso nella meta-analisi 14 studi per un totale di 5.127 pazienti con scompenso cardiaco cronico, identificando 1.875 casi di fragilità cognitiva e isolando 30 fattori di rischio. La prevalenza combinata del disturbo cognitivo in questa popolazione è risultata pari al 39,3% (intervallo di confidenza al 95%: 31,0%–47,7%). L’età avanzata, un’età uguale o superiore a 80 anni, la classe New York Heart Association (NYHA), il carico delle comorbilità, la politerapia farmacologica, la malnutrizione e la depressione sono emersi come fattori di rischio significativi. Al contrario, un livello di istruzione più elevato, lo svolgimento di esercizio fisico per almeno tre volte a settimana e la partecipazione regolare ad attività intellettuali si sono confermati come fattori protettivi contro il deficit cognitivo.

I dati raccolti confermano l’elevata prevalenza del disturbo cognitivo nei soggetti affetti da scompenso cardiaco cronico, la cui insorgenza risulta legata a molteplici fattori modificabili e non modificabili. Gli autori dello studio concludono che il personale sanitario dovrebbe intensificare lo screening di routine della funzione cognitiva in questa popolazione clinica e implementare interventi mirati sui fattori di rischio individuati, al fine di ritardare l’esordio del declino cognitivo e migliorare la prognosi complessiva dei pazienti.

Front. Cardiovasc. Med. 2026

https://www.frontiersin.org/journals/cardiovascular-medicine/articles/10.3389/fcvm.2026.1819286/full

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