Il raffreddamento del cuoio capelluto (scalp cooling) riduce l’alopecia indotta dalla chemioterapia e può contribuire a migliorare la qualità della vita e il distress psicologico nelle pazienti trattate per tumori ginecologici primari. È quanto emerge dallo studio randomizzato monocentrico CHARM, pubblicato nel 2026 su Scientific Reports e condotto in donne sottoposte a chemioterapia trisettimanale con carboplatino e paclitaxel.
Per valutare l’efficacia della procedura, 86 pazienti sono state randomizzate in rapporto 1:1 allo scalp cooling o alla normale pratica clinica: 44 nel gruppo di intervento e 42 nel gruppo di controllo. Di queste, 40 e 39 rispettivamente hanno ricevuto almeno un ciclo del trattamento assegnato e sono state incluse nell’analisi intention-to-treat.
L’endpoint primario era la preservazione dei capelli a 2-3 settimane dal completamento della chemioterapia, definita come un punteggio =2 alla Dean’s Alopecia Scale, corrispondente a una perdita dei capelli non superiore al 50%. Alla fine del trattamento, il tasso di successo è risultato significativamente maggiore nel gruppo sottoposto a scalp cooling: 29,6% (IC 95% 12,4-46,9%) rispetto allo 0% nel gruppo di controllo (IC 95% 0-0%; p = 0,002).
Il beneficio si è accompagnato a differenze anche negli outcome riferiti dalle pazienti. Durante la chemioterapia, il gruppo sottoposto a raffreddamento del cuoio capelluto ha mostrato uno stato di salute globale, una funzionalità fisica e una funzionalità di ruolo significativamente migliori rispetto al gruppo di controllo in specifici momenti della valutazione.
Dopo il secondo ciclo di chemioterapia, la prevalenza di distress psicologico è risultata significativamente inferiore nel gruppo scalp cooling rispetto ai controlli (27,8% vs 62,2%; p = 0,003). Anche i punteggi mediani PHQ-ADS sono risultati più bassi dopo il secondo ciclo (5,5 vs 11,0; p = 0,045) e a 2-3 settimane dal completamento della chemioterapia (5,0 vs 9,0; p = 0,033).
Sul piano della sicurezza non sono stati osservati eventi avversi maggiori. Lo studio ha tuttavia evidenziato un problema rilevante di accettazione e aderenza: delle 142 donne eleggibili invitate a partecipare, 56, pari al 39,4%, hanno rifiutato l’arruolamento. Nel gruppo sottoposto a scalp cooling, inoltre, il tasso complessivo di abbandono è stato del 30%, pari a 12 delle 40 pazienti incluse nell’analisi intention-to-treat. La sensazione di freddo ha rappresentato una delle principali ragioni di mancata adesione.
Nel complesso, secondo gli autori, lo scalp cooling può ridurre l’alopecia indotta dalla chemioterapia nelle pazienti con tumori ginecologici e potrebbe contribuire ad attenuare il distress psicologico e a migliorare la qualità della vita durante e dopo il trattamento. I risultati devono tuttavia essere interpretati considerando le dimensioni limitate dello studio e l’elevato tasso di abbandono. Gli autori sottolineano quindi la necessità di studi di maggiori dimensioni e di interventi volti a migliorare l’accettazione e l’aderenza allo scalp cooling, in particolare nella popolazione asiatica.
Fonte: Scientific Reports. 2026
https://www.nature.com/articles/s41598-026-44772-2
IT-NON-14099-W-10/2027
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