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Negli adulti con ipertensione e senza una precedente storia di ictus, un rapporto più elevato tra conta piastrinica e colesterolo lipoproteico ad alta densità (HDL-C) si associa a una maggiore probabilità di sviluppare un primo evento cerebrovascolare, secondo uno studio pubblicato sul Journal of International Medical Research.
Il rapporto tra piastrine e colesterolo HDL è stato associato al rischio di ictus nella popolazione generale di mezza età e anziana, ma non era chiaro se questa relazione fosse presente anche nei pazienti ipertesi senza precedenti eventi cerebrovascolari. Per colmare questa lacuna si è approfondito la questione specificamente in questa popolazione, valutando anche separatamente il contributo delle piastrine e dell’HDL-C.
L’analisi retrospettiva ha utilizzato i dati longitudinali del China Health and Retirement Longitudinal Study, considerando il 2011 come anno basale e i follow-up del 2013, 2015, 2018 e 2020. La coorte principale comprendeva 3.963 adulti di almeno 45 anni con ipertensione, senza ictus al basale e con dati completi per rapporto piastrine/HDL-C e principali covariate. Durante 34.637,3 anni-persona di osservazione, 551 partecipanti hanno riferito un primo ictus diagnosticato da un medico. Ogni incremento di una deviazione standard del rapporto piastrine/HDL-C si associava a un aumento del 15% del rischio di ictus dopo correzione per i principali fattori confondenti. Confrontando i quartili estremi, i partecipanti nel quartile più elevato presentavano un rischio del 33% maggiore rispetto a quelli nel quartile più basso, con un trend significativo tra le categorie. Analizzando separatamente i due componenti, la conta piastrinica mostrava un’associazione positiva con l’ictus, con un aumento del rischio del 16% per ogni deviazione standard. L’associazione inversa dell’HDL-C, invece, si attenuava dopo l’aggiustamento reciproco. L’analisi con spline ha evidenziato una relazione complessivamente significativa e sostanzialmente lineare tra rapporto piastrine/HDL-C e rischio di primo ictus.
Secondo gli esperti, questo parametro potrebbe contribuire a identificare soggetti ipertesi con un profilo di rischio cerebrovascolare più sfavorevole. Tuttavia, trattandosi di uno studio osservazionale e basandosi l’ictus su una diagnosi riferita dai partecipanti senza conferma tramite cartelle cliniche o neuroimaging, i risultati non consentono né inferenze causali né l’utilizzo immediato del rapporto come strumento predittivo clinico.
Fonte: J Int Med Res. 2026.
https://www.prognia.nl/articles/doi-10-1177-03000605261496762