Virus Shamonda. In Francia il primo caso al mondo di infezione umana. Ecdc monitora la situazione
Per la prima volta al mondo è stata segnalata un’infezione umana da virus Shamonda (SHAV), un agente patogeno […]
Il controllo intensivo della pressione arteriosa riduce il rischio di eventi cardiovascolari maggiori negli adulti con e senza malattia renale cronica, aumentando il rischio di declini dell’eGFR ma senza incrementare quello di insufficienza renale. Lo studio, una revisione sistematica con meta-analisi, è stato pubblicato sulla rivista JAMA Cardiology.
Gli autori hanno interrogato i database MEDLINE ed Embase dall’inizio delle registrazioni fino al 16 gennaio 2026. Sono stati inclusi studi clinici randomizzati con almeno un anno di follow-up che confrontavano strategie di riduzione intensiva e standard della pressione in soggetti adulti con e senza malattia renale cronica. I dati sono stati sintetizzati mediante meta-analisi a varianza inversa previa standardizzazione dei risultati per la differenza di pressione arteriosa sistolica raggiunta tra i gruppi, valutando l’eterogeneità tramite test chi-quadro. L’esito primario era costituito dagli eventi cardiovascolari maggiori; gli esiti secondari comprendevano l’insufficienza renale ed esiti surrogati basati sulla velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR).
L’analisi ha incluso 27 studi per un totale di 88.830 partecipanti. Per ogni riduzione di 10 mmHg della pressione sistolica, il controllo intensivo ha ridotto il rischio di eventi cardiovascolari del 15% (rischio relativo [RR] 0,85; IC 95% 0,81-0,89), in assenza di eterogeneità legata alla presenza di malattia renale cronica. Tale stima corrisponde a una riduzione assoluta di 4,3 eventi per 1.000 persone-anno nei pazienti con patologia renale e di 2,7 eventi per 1.000 persone-anno in quelli non affetti. Il trattamento intensivo non ha modificato il rischio di insufficienza renale (RR 0,97; IC 95% 0,84-1,11) né quello di declini persistenti del 57% (RR 0,97; IC 95% 0,83-1,14) o del 50% dell’eGFR (RR 1,29; IC 95% 0,94-1,76). Il trattamento intensivo ha invece aumentato il rischio di declini uguali o superiori al 30% (RR 1,42; IC 95% 1,28-1,58) e al 40% (RR 1,47; IC 95% 1,30-1,66).
Gli autori concludono che il controllo intensivo della pressione riduce gli eventi cardiovascolari e aumenta il rischio di calo persistente dell’eGFR senza peggiorare l’incidenza di insufficienza renale. Poiché il rischio cardiovascolare di base è più elevato nei pazienti con nefropatia cronica, il beneficio assoluto risulta rilevante in questa sottopopolazione; pertanto, la riduzione intensiva della pressione arteriosa dovrebbe essere raccomandata sia nei soggetti con malattia renale cronica sia in quelli che non ne sono affetti.
Fonte: JAMA Cardiol 2026
https://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/fullarticle/2854798