Effetti cardiovascolari del consumo di caffeina: una rassegna delle evidenze

Una rassegna scientifica pubblicata sulla rivista Circulation ha analizzato la complessa relazione tra l’assunzione di caffeina e i fattori di rischio o le patologie cardiovascolari, evidenziando una spiccata eterogeneità degli effetti a seconda della tipologia di sostanza consumata, delle predisposizioni individuali e della modalità di assunzione acuta o cronica.

I ricercatori hanno analizzato la letteratura scientifica disponibile, prevalentemente di natura osservazionale e incentrata su cibi e bevande contenenti caffeina di origine naturale, sebbene la sostanza possa essere assunta anche in forma pura sintetica.

I risultati indicano che la maggior parte degli studi mostra una relazione a forma di J inversa tra il consumo di prodotti contenenti caffeina naturale e la pressione arteriosa. I dati sul legame con il diabete non sono univoci, ma il consumo abituale di caffè è associato a un minor rischio di diabete di tipo 2 incidente. Non emerge una chiara relazione con i lipidi ematici, tuttavia il caffè non filtrato aumenta il colesterolo lipoproteico a bassa densità.

La caffeina, valutata principalmente attraverso il consumo di caffè, non mostra relazioni o si associa a un minor rischio di coronaropatia e scompenso cardiaco. I dati di studi controllati randomizzati condotti su bevitori regolari dimostrano che il caffè caffeinato riduce il rischio di fibrillazione atriale, ma incrementa la frequenza di contrazioni ventricolari premature. Le evidenze concordano sul fatto che un consumo moderato sia associato a un rischio inferiore di ictus, mentre i dati sulle dosi elevate, come quelle delle bevande energetiche, sono limitati e suggeriscono generalmente un danno cardiovascolare.

Gli autori indicano che gli effetti cardiovascolari della caffeina variano significativamente in base alla fonte e alla dose, confermando benefici potenziali o neutralità per dosaggi moderati da fonti naturali, a fronte di potenziali rischi aritmici specifici o di danni legati a dosi elevate e formulazioni sintetiche.

Fonte: Circulation New online

https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/CIR.0000000000001454

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