Disfunzione respiratoria subclinica in nati da madri diabetiche e adipochine nel sangue cordonale
I neonati a termine clinicamente sani, nati da madri diabetiche, hanno alterazioni misurabili nei test di funzionalità respiratoria alla nascita, […]
Una revisione sistematica, pubblicata su The Journal of Asthma nel 2026, ha riportato che i pazienti adulti e bambini che riferiscono disturbi respiratori durante la notte presentano sintomi più severi e una funzione polmonare peggiore rispetto ai soggetti senza sintomi notturni.
La maggior parte dei lavori ha documentato punteggi sintomatologici più elevati e una riduzione dei parametri spirometrici, con un impatto diretto sul controllo della malattia. Le differenze riguardavano sia la frequenza degli episodi sia la loro intensità. Pur variando le definizioni operative e le modalità di valutazione, la direzione dell’associazione è rimasta costante: la presenza di sintomi nelle ore notturne rappresentava un indicatore di maggiore compromissione respiratoria. Gli esiti ospedalieri hanno mostrato risultati meno coerenti. Solo uno studio ha documentato un aumento dei ricoveri in reparto o in terapia intensiva nei pazienti con questo profilo clinico, mentre la durata della degenza non ha evidenziato differenze. Secondo gli autori, la forte eterogeneità metodologica ha limitato la possibilità di trarre conclusioni solide sugli outcome ospedalieri, rendendo questo ambito interpretativo più incerto.
In conclusione, gli esperti indicano che il riconoscimento dei sintomi notturni dovrebbe essere integrato nella valutazione della severità dell’asma. L’identificazione precoce di questo pattern potrebbe, dunque, migliorare la gestione terapeutica, orientare la diagnosi verso forme più severe e guidare interventi mirati, mentre gli esiti ospedalieri richiederanno ulteriori approfondimenti.
Fonte: The Journal of asthma, 2026
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/02770903.2026.2660319