Mancanza di sonno e intensità del dolore impattano sulla qualità di vita fisica e mentale
Secondo uno studio pubblicato su Military Medicine, una peggiore qualità del sonno si associa a una minore qualità di vita […]
Una revisione sistematica pubblicata su JMIR dermatology nel 2026 evidenzia che i filtri solari fatti in casa offrono una protezione UV minima o nulla, esponendo gli utilizzatori a un rischio significativamente maggiore di danno attinico e tumori cutanei. L’analisi mostra inoltre che sui social media circolano affermazioni non verificate che promuovono l’uso di ricette fai-da-te come alternative “naturali” ai prodotti regolamentati, influenzando la percezione pubblica. La Food and Drug Administration (FDA) conferma che non esiste alcuna formula matematica validata per calcolare un SPF affidabile basato sulla quantità di ossido di zinco presente nelle preparazioni domestiche.
Lo studio ha esaminato la crescente popolarità dei filtri solari fai-da-te e la loro efficacia rispetto ai prodotti commerciali, includendo articoli indicizzati in diversi database e contenuti digitali che riportavano o discutevano ricette domestiche. L’obiettivo era valutare sia l’impatto
dei social media sia la reale capacità protettiva dei preparati non regolamentati. I dati raccolti mostrano che molte ricette diffuse online vengono presentate come sicure ed efficaci, spesso sostenute da influencer e blog di salute naturale. Tuttavia, l’analisi dei componenti utilizzati nelle formulazioni fai-da-te indica che tali preparazioni non garantiscono una protezione adeguata contro i raggi UV. L’assenza di standardizzazione, la variabilità delle concentrazioni e la mancanza di test di laboratorio rendono impossibile determinare un SPF affidabile, con conseguente aumento del rischio di esposizione non protetta.
Secondo gli autori, la diffusione di informazioni fuorvianti attraverso social media e influencer può contribuire, seppur involontariamente, a un incremento dei tumori cutanei correlati ai raggi UV. La revisione sottolinea la necessità di un intervento più incisivo da parte dei professionisti sanitari, delle autorità regolatorie e delle piattaforme digitali per promuovere metodi di fotoprotezione basati su evidenze scientifiche e migliorare l’alfabetizzazione sanitaria della popolazione.
Fonte: JMIR dermatology, 2026
https://derma.jmir.org/2026/1/e84694