Cancro alla prostata: durata della terapia ormonale, nuovi dati da una meta-analisi
Una meta-analisi basata sui dati di oltre 10.000 pazienti ha approfondito il ruolo della durata della terapia di deprivazione androgenica […]
La sindrome da anoressia-cachessia (ACS) è caratterizzata da inappetenza e perdita di peso involontaria. A questa condizione sono associati esiti clinici rilevanti tra i quali un maggior rischio di effetti collaterali della chemioterapia, una riduzione della sopravvivenza e un peggioramento della qualità della vita. Poiché l’ACS è alimentata da complessi meccanismi metabolici e da una risposta pro-infiammatoria cronica, il calo ponderale e il deperimento muscolare non possono essere invertiti solo con l’integrazione nutrizionale convenzionale. Tuttavia, un apporto insufficiente di calorie e proteine esacerba la perdita di peso, mentre l’inattività fisica accelera l’atrofia muscolare.
Inoltre, sintomi non controllati come dolore, mucosite, nausea, sazietà precoce e depressione peggiorano lo scarso introito alimentare; questi sono noti come “sintomi che impattano sulla nutrizione”. Rony Dev e i suoi collaboratori hanno eseguito una revisione narrativa con l’obiettivo di approfondire la gestione dei sintomi che influenzano la nutrizione, evidenziando i potenziali benefici e le sfide dei programmi riabilitativi specialistici.
Il team ritiene che affrontare questi fattori potenzialmente reversibili richiede l’impegno di un team interdisciplinare (IDT) che includa oncologi, specialisti in cure palliative, fisiatri, dietisti e psicologi. La composizione e la guida del team dipendono dal supporto istituzionale e dal tipo di soggetti trattati (ad esempio, pazienti con cancro avanzato, in riabilitazione peri-operatoria o geriatrici).
Poiché i pazienti possono essere affaticati dalle frequenti visite presso diversi specialisti e dato che per gestire l’ACS sono necessarie competenze specifiche — come il calcolo dell’introito calorico-proteico, la valutazione della composizione corporea, l’ottimizzazione della gestione dei sintomi e il supporto psico-sociale — l’ideale sarebbe una clinica specializzata. Gli Autori concludono che, con lo sviluppo di agenti anti-cachessia più efficaci, i programmi di riabilitazione nutrizionale e gli ambulatori dedicati potrebbero facilitare l’integrazione di nuovi trattamenti in una gestione multimodale della sindrome.
Fonte: Oncologist. 2026
https://academic.oup.com/oncolo/article/31/3/oyag042/8487202