Italiani sempre più longevi, ma 5,6 milioni di cittadini rinunciano alle cure
L’Italia continua a essere uno dei Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita che raggiunge […]
Un elevato apporto dietetico di sodio, unito a un ridotto consumo di potassio e a un’alterazione del loro rapporto, è risultato associato a un peggioramento degli esiti reumatici e immunologici nei pazienti con artrite reumatoide (AR). È quanto emerso da una revisione sistematica della letteratura che ha valutato il ruolo dei due minerali sugli outcome cardiovascolari e di malattia, pubblicata nel 2026 su Rheumatology international.
La revisione ha incluso 8 studi per un totale di 1.283 pazienti con AR. Nonostante l’eterogeneità dei i lavori analizzati, la maggior parte dei dati ha confermato l’impatto sfavorevole dell’eccesso di sodio e della carenza di potassio sul decorso della patologia, avvalorando sul piano clinico quanto già ipotizzato dai modelli fisiopatologici sul ruolo dei due elettroliti nei meccanismi di flogosi e autoimmunità. Minori certezze sono emerse per gli esiti cardiovascolari: solo 4 degli 8 studi hanno esaminato l’associazione con l’apporto dei minerali, focalizzandosi in particolare sull’ipertensione. Tali associazioni non si sono mostrate costanti e nessuna ricerca ha valutato l’impatto su endpoint cardiovascolari primari.
In conclusione, gli autori hanno evidenziato come tali riscontri supportino la tesi secondo cui gli interventi volti a promuovere una dieta povera di sodio e ricca di potassio nell’AR possano svolgere un ruolo benefico nella regolazione dell’autoimmunità, nella soppressione dell’infiammazione e nel miglioramento della salute cardiovascolare.
Fonte: Rheumatology international, 2026
https://link.springer.com/article/10.1007/s00296-026-06104-5