Tromboembolismo nel paziente oncologico: i fattori prognostici di recidiva e sanguinamento

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull’European Heart Journal ha identificato i principali fattori prognostici associati al rischio di tromboembolismo venoso ricorrente e di sanguinamento correlato agli anticoagulanti nei pazienti oncologici con tromboembolismo venoso. Gli autori hanno analizzato i dati di 96.753 pazienti adulti provenienti da 33 studi clinici, con l’obiettivo di fornire elementi utili alla stratificazione del rischio nella pratica clinica.

L’analisi ha individuato diversi fattori associati, con elevata certezza dell’evidenza, a un aumento del rischio di recidiva tromboembolica. Tra questi figurano una precedente storia di tromboembolismo venoso, con rapporto di rischio aggiustato pari a 1,50, un performance status ECOG compromesso, con aHR pari a 1,81 per ECOG >0 e 2,44 per ECOG >1, la presenza di neoplasia avanzata, con aHR pari a 1,38, e alcune specifiche sedi tumorali.

In particolare, il rischio di recidiva risultava più elevato nei tumori del pancreas, con aHR pari a 3,20, del distretto epatobiliare, con aHR pari a 2,37, del polmone, con aHR pari a 1,78, e dell’apparato genitourinario, con aHR pari a 1,38. Al contrario, la diagnosi di tumore della mammella, con aHR pari a 0,43, e un contesto post-operatorio recente, con aHR pari a 0,56, erano associati a una minore probabilità di recidiva.

Sul fronte della sicurezza del trattamento anticoagulante, la revisione ha identificato diversi fattori associati a un aumento del rischio di sanguinamento. Tra questi rientrano una precedente storia di sanguinamento, con aHR pari a 2,41, un performance status ECOG =2, con aHR pari a 2,10, la presenza di neoplasia avanzata, con aHR pari a 1,60, e specifiche sedi tumorali.

Il rischio di sanguinamento correlato agli anticoagulanti risultava più elevato nei pazienti con tumori cerebrali, con aHR pari a 2,25, dell’apparato genitourinario, con aHR pari a 1,90, gastrointestinali, con aHR pari a 1,74, e della prostata, con aHR pari a 1,72.

Secondo gli autori, questi fattori prognostici dovrebbero essere considerati nell’ambito di modelli di stratificazione del rischio per la gestione dell’anticoagulazione nei pazienti con cancro e tromboembolismo venoso. L’obiettivo è supportare decisioni più personalizzate sulla durata e sull’intensità del trattamento, bilanciando il rischio di recidiva tromboembolica con quello di sanguinamento.

Fonte: European Heart Journal, 2026

https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehaf453

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